Viaggio Motoexplora -  Balcani: passaggio a sud-est - svoltosi nel mese di aprile 2012

racconto a cura di Stefano Esperti


SABATO

Il brutto anatroccolo, cosí mi sento quando tutto il gruppo si è formato al porto di Ancona, sono l'unico senza una BMW, attenzione, vado fierissimo della mia Transalp 650, ni ha portato sempre ovunque, ma essere alla mia prima esperienza di viaggio in gruppo mi agita un pochino.

Fatte le dovute presentazioni ci rendiamo subito conto che il nostro accompagnatore Motoexplora Ezio ci darà soddisfazioni: in mezz'ora ci ha spiegato tutto il tragitto che faremo, con tanto di soste per il pranzo, paesi che incontreremo e difficoltà che potremo trovare.

DOMENICA

La mattina successiva sbarchiamo a Spalato, la giornata è molto nuvolosa e comincia l'eterno dubbio: tuta da pioggia oppure no? Optiamo quasi tutti per il no e partiamo con destinazione Dubrovnik.

La strada costiera croata è molto panoramica, ben asfaltata e con le giuste curve, l'andatura è turistica ma decisa e subito capisco che le mie gomme perderanno ben presto i "baffetti".

Dopo 150 km di curve, salite e e discese arriviamo a Ragusa o Dubrovnik, è romantico e patriottico pensare che non molto tempo fa queste terre appartenevano a noi italiani! Sosta pranzo al sacco grazie agli organizzatissimi 4 parmigiani e ai 2 alessandrini che hanno riempito le borse BMW con parmigiano reggiano, salame, frutta e vino... grandissimi!

Visitiamo Dubrovnik con la sua parte storica e ripartiamo, dobbiamo attraversare due frontiere e arrivare per sera a Kotor (Cattaro). Il tempo si mantiene stabile ma la strada

è scivolosa, meglio evitare le righe bianche e la ghiaietta che puntualmente si presenta nelle traiettorie delle curve.

Superiamo la dogana bosniaca (si, una piccola protuberanza di Bosnia arriva fino alla costa) e quella montenegrina ed entriamo nella Nazione che ci ospiterà per più di metà vacanza.

Viene da chiedersi se veramente questi Paesi siano pronti per entrare in Europa, viste per esempio le lungaggini burocratiche ai controlli doganali, ma subito mi ricordo uno degli argomenti di cui sarà vietato parlare durante il viaggio: la politica! Quindi zitto e accelera!

Dopo qualche altra sosta "tecnica" arriviamo a Kotor, una splendida cittadina che avremo tempo di visitare nei prossimi giorni. L'arrivo nelle piccole località è sempre trionfale: bambini che si sbracciano e ci mandano gli "ok", anziani meravigliate e ragazze ... imbarazzate.

L'hotel Cattaro, che ci ospiterà per tre notti è accogliente e ben tenuto, si affaccia direttamente sulla piazza principale e anche la cena che ci viene servita non è male. Siamo abbastanza a pezzi e dopo qualche tentativo più o meno riuscito di comunicare con casa tramite Skype andiamo tutti a nanna, domani ci aspetta il primo vero itinerario in Montenegro: il parco Lovcen.

LUNEDI

La porta di ingresso per il parco Lovcen è Cetinje, antica capitale legata a noi italiani per aver dato i natali alla Regina Elena del Montenegro, moglie di Re Vittorio Emanuele III. Visitiamo il Monastero di S. Isidoro, il Palazzo Reale e ... un bel barettino in paese per una birretta e un caffè.

La strada che si inerpica per il Lovcen è molto bella, corre stretta all'interno dei boschi per poi aprirsi in panorami mozzafiato. La percorriamo velocemente facendo però attenzione al fondo scivoloso e alle mucche portate al pascolo da allevatori che ci osservano indifferenti.

Purtroppo ci dobbiamo arrendere ad una sbarra che chiude una parte del percorso, non si capisce bene il motivo ma non essendoci alcuna guardia con cui trattare l'ingresso non possiamo fare altro che cambiare strada. Il morale risale quando siamo di fronte a una colossale grigliata di carne!

Sulla strada del rientro a Kotor visitiamo Budva (che sarà crocevia dei nostri percorsi), cittadina sul mare con un bel centro ricco di locali e una spiaggetta dove probabilmente nei mesi estivi sarà difficile trovare posto per un salviettone. Risolviamo la giornata a qualche venditore di occhiali esageratamente insistente e ripartiamo, per arrivare a Kotor in tempo per un giro turistico-fotografico-souvenir. A letto presto, domani ci attende il lago di Scutari.

MARTEDÌ

Oggi scenderemo fino al confine con l'Albania per poi risalire l'interno lungo il lago di Scutari.

Passiamo ancora per Budva e la prima sosta è per la splendida vista di Sveti Stefan dalle montagne. Questo isolotto è il gioiello e l'immagine simbolo del Montenegro, ora di proprietà di qualche emiro arabo che lo ha trasformato in hotel 6 stelle.

Continuando lungo la costa passiamo Petrovac, Bar e Ulcinj; tagliamo all'interno su una strada larga, veloce e con molte curve il che, inutile da dire, ci esalta. Il lago di Scutari è veramente una perla, salutiamo l'Albania sull'altra sponda e torniamo verso nord costeggiando il lago attraverso splendidi panorami, ogni curva nasconde una possibile fotografia ma non possiamo fermarci ogni minuto.

Pranziamo a Virpazar, al Pellicano, il menù a base di carne e pesce è ricco e soddisfa il nostro appetito.

Nel pomeriggio visitiamo il villaggio di Rijeka, ai piedi di un laghetto formato dall'estremità del lago di Scutari, e il suo ponte romano, quasi interamente sommerso dalla piena, deve aver piovuto molto nei giorni precedenti, o almeno così ci viene detto.

L'ultima parte dell'itinerario di oggi ci porta quasi a toccare ancora Cetinje e scendendo verso il mare decidiamo di scendere a Sveti Stefan, e visto che l'ingresso è vietato ci accontentiamo di un aperitivo in bar proprio di fronte all'isolotto.

Ultima notte all'hotel Cattaro, domani riappesantiamo la moto con i bagagli.

MERCOLEDÌ

Oggi la destinazione finale sarà Kolasin, città di montagna, base per le sciate invernali nel Montenegro.

La strada è ancora veloce e corre lungo il fiume Zeta, l'acqua, che illuminata dal sole mattutino si colora di verde e azzurro, forma la corrente ideale per una discesa in canoa o in rafting, e infatti non mancano i cartelli pubblicitari che propongono queste attività. Passiamo Podgorica, dove torneremo domani, e dopo 3 ore di curve, salite e discese arriviamo all'unica vera sosta di oggi, il monastero ortodosso di Moraca. Pranzo al sacco, caffè autoprodotto sempre grazie all'organizzazione parmigiana e visita al monastero.

Giungiamo a Kolasin a metà pomeriggio e abbiamo tutto il tempo per una visita della cittadina che sicuramente nei mesi invernali risulterà più vivace e interessante, ora non c'è praticamente nulla da vedere.

GIOVEDÌ

Oggi arriva il Durmitor, il paradiso dei motociclisti.

Partiamo da Kolasin di buona leva e dopo aver passato Mojkovac entriamo in una vallata strepitosa, con il Durmitor di fronte e poi a destra. La neve appena sopra le nostre teste ci preoccupa, l'avevamo letto nel programma, non sempre queste strade si possono percorrere, e infatti dopo pochi chilometri ecco la neve che attraversa la strada e ci blocca la strada. Inutile tentare di passare, non sarebbe stata sicuramente l'unica colata che avremmo potuto incontrare.

Va beh, non ci perdiamo d'animo e sotto la guida di Ezio speriamo in altre emozioni. Torniamo verso sud in direzione Podgorica, passiamo Niksic e i suoi splendidi laghi e puntiamo verso il monastero di Ostrog, il più visitato dei Balcani, punto di incontro di ortodossi, cattolici e musulmani. Le emozioni arrivano puntuali grazie a più di 40 tornanti che ci guidano verso il monastero incastonato tra le rocce.

Dopo il pranzo al sacco (noi preferiamo così) scendiamo lungo i tornanti e proseguiamo verso Podgorica, la capitale del Montenegro. La città è vivace e la strada che costeggia la facoltà di lettere dell'Università accontenta i nostri occhi ma rischia di provocare tamponamenti tra le nostre moto! Chi vuole ha tutto il tempo per visitare la città ma quasi tutti optiamo per qualche ora di meritato riposo.

VENERDÌ

Oggi è il giorno del passaggio di frontiera, lasceremo il Montenegro per passare in Bosnia Erzegovina.

La strada ci riporta a Niksic per poi deviare verso sinistra e dopo pochi chilometri arriviamo al confine che con qualche difficoltà burocratica attraversiamo.

Fino a ieri il ricordo della guerra dei Balcani non era ancora riaffiorato, il Montenegro ne era stato praticamente fuori, grazie alla protezione Serba, ma passando il confine ci basta guardarci intorno per capire che certe cose non dovrebbero mai accadere: tetti crollati sotto il peso delle bombe, paesini completamente ricostruiti (il che vuol dire prima completamente distrutti) e tanti, tanti cimiteri e lapidi.

Superiamo il lago di Trebinje e puntiamo verso Medjugorje, luogo di pellegrinaggio cristiano dove è avvenuta un'apparizione della Madonna, anche se non riconosciuta dalla Chiesa. La strada è poco interessante e abbastanza trafficata, almeno rispetto a quelle dei giorni scorsi; arrivati a destinazione visitiamo il Santuario e i soliti negozietti tipici di queste situazioni. Si riparte per Mostar, la sua storia e il suo famosissimo ponte.

Mostar toglie veramente il fiato, è facile immaginarla sotto il fuoco incrociato degli eserciti durante la guerra, circondata com’è dalle montagne. La prima conferma è lo sterminato cimitero che si allunga sulla sponda della collina, la seconda gli edifici ridotti a dei gruviera ancora in piedi e lasciati lì come monito per le future generazioni.

SABATO

Giornata interamente dedicata alla visita di Mostar; splendido il centro storico completamente ricostruito, il Suk e naturalmente il ponte sul fiume Narenta. Visitiamo la Moschea e la Chiesa cristiana e ci dedichiamo ai souvenir per i nostri cari. Dopo il pranzo ad un ristorantino con vista ponte rientriamo con calma all’hotel e ci rilassiamo nelle nostre camere.

DOMENICA

A noi piace partire presto, e alle 7,45 siamo già in sella destinazione Sarajevo. Arriviamo all’hotel talmente presto che le camere non sono ancora pronte! Un rapido cambio di abiti e via in taxi verso il centro storico. Anche qui i segni della guerra sono ancora evidenti, in ogni strada notiamo le famose “Rose di Sarajevo” ossia le conche lasciate sulle strade e sui marciapiedi dai colpi degli eserciti, alcune sono state colorate di rosso e da qui il nome di rose.

La parte storica si divide tra il Suk e le vie più commerciali dello shopping, i bar alla moda e i locali più arabeggianti. Pranzo a base della tanto sognata pizza e dopo un buon gelato e una quasi pennichella chiudiamo il tour della capitale della Bosnia con le vie delle Ambasciate e una camminata sotto il sole lungo il fiume Miljacka.

LUNEDI

Circa 350 km ci attendono per portarci fino a Spalato, ultima città del nostro viaggio e porto di partenza per l’Italia e per casa.

L’ultima fatica ci porta inevitabilmente a far correre la mente verso i ricordi di questo viaggio, lo splendido gruppo che si è formato, i paesaggi, le curve e le mangiate!

Soste frequenti e strade scorrevoli ci portano velocemente al confine croato e a Spalato dove arriviamo nel primo pomeriggio; abbiamo tutto il tempo per visitare il Palazzo Diocleziano e le tipiche vie che formano il centro storico.

Ci imbarchiamo e alle 20,30 puntuali come da programma lasciamo le coste croate per quelle italiane.

E’ stata un’esperienza indimenticabile, la mia Transalp ha retto il confronto con le maxi-tedesche, e se nei primi giorni il gruppo mi aveva quasi convinto a tradire la mia giapponese, ora se lo possono anche scordare, credo che mi accompagnerà ancora per molto tempo per le strade quotidiane e delle mie vacanze.

 

Stefano Esperti


foto

 

Da Campo imperatore a L'Aquila, un viaggio pieno di sorprese ed emozioni



weekend realizzato in Abruzzo, dal 28 aprile al 01 maggio 2012, organizzato da Motoexoplora Tour Operator con la collaborazione di Moto On The Road. Raccontato dal direttore della rivista on line Claudio Falanga


 

Non ero più abituato ad uscire in gruppo ad esclusione delle prove di nuovi modelli di moto, dove la stampa viene convocata in massa e si parte per un tour di prova di una mezza giornata.

Così, ritrovarmi con altri viaggiatori per tre giorni di motociclismo nell'evento organizzato in collaborazione fra Moto On The Road e Motoexplora è stata una riscoperta di vecchie emozioni.

Certo, di viaggi in moto ne faccio diversi durante l'anno, ma sono quasi sempre reportage dove ci si muove da soli o al massimo in due.

Viaggiare senza nessuno ha il suo fascino, ci si sente cavalieri solitari. Si parte quando si vuole, ci si ferma quando necessita e si fa il passo che è più congeniale in quel momento.

Però, come tutte le cose che comportano pregi, si perde qualcosa.

Se dovessi usare una metafora direi che è come ascoltare un concerto perfettamente registrato nel proprio salotto di casa o vederlo dal vivo. A casa si è più comodi, si accende lo stereo quando si vuole e qualche volta il suono è migliore. Però l'energia che c'è nei concerti dal vivo è ineguagliabile.

Quell'esperienza si ricorderà per tutta la vita, anche se meno comoda, nonostante le code, il pigia pigia, il troppo caldo o il freddo.

Il perché ha un solo nome: condivisione.

Ecco cosa ho riscoperto in questo weekend in Abruzzo, la condivisione degli orari, delle strade, dei ritmi di viaggio. E' più faticoso lo ammetto, però ti lascia dentro una sensazione di ricchezza.

Chi ha viaggiato con te non ti sarà più estraneo, avrai respirato l'odore della sua benzina, ne avrai apprezzato lo stile di guida o ne sarai stato preoccupato. Avrai scherzato, riso e qualche volta fatto discorsi seri.

Ecco cosa ho riscoperto e apprezzato, la condivisione del viaggiare in moto e del fermarsi con i compagni di viaggio.

La storia.

Dopo una lunga trasferta solitaria fino a Sulmona mi sono sistemato nella camera del bell'albergo scelto dal boss di Motoexplora, l'amico Peppe Pagano e poi, piano piano, sono arrivati gli altri, chi da nord e chi da sud. Poco dopo tutti a cena, nel momento forse più formale dell'evento, quando ancora non ci si conosce e si prendono le misure al carattere degli altri.

C'è chi si lascia andare subito, chi solo il giorno dopo, ma alla cena successiva la confidenza è già tanta.

A suggellarla i chilometri in una delle regioni più selvagge d'Italia, quell'Abruzzo legato a storie di orsi e lupi, ora relegati nello splendido Parco Nazionale. Si passano paesi come …... o come, centri devastati da terremoti lontani o più recenti. Ma la bellezza di questa regione lascia forti sensazioni. Gli orizzonti sono ampi e le strade poco trafficate, un paradiso che condividiamo con centinaia di altri motociclisti. Il passo di marcia è tranquillo e le soste consentono ogni volta la classica foto di gruppo. Nella seconda giornata la visita a Campo Imperatore lascerà tutti a bocca aperta.

Per quanto ognuno di noi ne avesse sentito parlare o avesse ammirato qualche scatto fotografico, in realtà nessuno si aspettava tale maestosità. L'ampiezza del panorama lascia senza fiato, le vallate si perdono senza che l'occhio scorga alcunché se non qualche volta il nastro di strada. Personalmente ho visto panorami montuosi così vasti solo in Idaho (USA), certamente diversi da quelli dell'Arizona o del Messico, perché anche lì le montagne sono le padrone. Nemmeno il Trentino, la Val D'Aosta o i territori oltre confine di Francia, Svizzera e Austria offrono tanto, pur avendo montagne ben più alte.

C'è chi chiama l'Abruzzo piccolo Tibet, e ora capisco perché.

In cima al rifugio, passando fra due muri di neve, leggo sul Garmin l'altitudine di 2137 metri. L'aria è fresca e purissima, il cielo contrastato da nubi minacciose. Eppure siamo tutti sereni. Scollinando sul versante opposto lo scenario non è meno entusiasmante e ci dirigiamo verso l'Aquila. Un panino mangiato in gruppo, un altro momento di condivisione.

Da sempre avrei voluto visitare il capoluogo abruzzese e quando il terremoto l'ha sconvolto ho rimpianto amaramente di non averlo fatto per tempo. Poi, come preso da una sorta di pudore, dal timore di far parte di quella schiera di turisti dell'orrore, ho desistito.

Ma ora, trovandoci a due passi da questa famosa città, non potevamo esimerci dal farle visita.

Nonostante sapessimo, da quello che era stato più volte scritto o testimoniato da servizi televisivi, com'è lo stato del centro storico dell'Aquila, siamo rimasti tutti molto toccati dalla devastazione di un sisma terribile. La parte di accesso alla città è stata in qualche modo è resa agibile, ma è angosciante vedere i palazzi, ovviamente disabitati, messi in sicurezza con complicate gabbie fatte di telai di legno e travi di acciaio. Solo questo lavoro deve essere stato complicatissimo. Negozi con marchi anche prestigiosi, bar, botteghe, uffici, tutti abbandonati a se stessi. Le strade laterali transennate e nell'aria – in alcuni incroci con la zona rossa - ancora l'odore di terriccio, come quando si fanno i lavori di muratura in casa.

Era una città maestosa L'Aquila, non sarà facile recuperarla, ma si deve fare.

E la più grossa sorpresa è vedere che gli aquilani non l'hanno abbandonata. Il corso è un brulichio di gente che passeggia fra in palazzi ingessati. Giusto un tabaccaio aperto, un bar più avanti, ma dei fiorenti commerci nulla più. Una mamma con passeggino si ferma a scambiare due parole e ci racconta delle difficoltà. Un po' si lamenta dello stato dei lavori ma è anche consapevole dell'immane impegno che ogni singolo palazzo richiede. Con lei c'è sua madre: tre generazioni a passeggio in una città che sarebbe fantasma se la forte volontà degli aquilani non la tenesse strenuamente viva. “Questo che vedete non è nulla” ci dice senza enfasi drammatica, ma solo come testimonianza oggettiva - “La zona rossa è un cumulo di macerie”. Ci lascia sorridente e grata del nostro interesse. Nella piazza centrale una miriade di carretti carichi di dolciumi provenienti da tutta Italia anima lo spazio. Tutt'attorno ancora palazzi bellissimi, ma ingabbiati come fossero malati di mente cui è stata messa la camicia di forza. A tutto questo si ribellano le donne dell'Aquila, confezionano variopinti drappi fatti ai ferri o all'uncinetto con cui decorano la città. Panchine, corrimano, scale, cabine del telefono, sono addobbate allegramente. Il messaggio è chiaro: la città è viva, il grigiore della polvere non la prenderà!

Ci viene detto che i giovani soprattutto, frequentano gli sparuti locali del centro fino a tarda notte e questa cosa indica la speranza in un futuro di vivibilità. Ci vorrà tempo e tanti soldi, ma L'Aquila deve rinascere.

Riprendiamo le moto per tornare a Sulmona, attraversiamo ancora vallate, paesini e il traffico nei centri è più attivo. Un'ultima serata di buon cibo, ottimo vino e tante risate. Peppe è una fonte inesauribile di aneddoti, battute e barzellette. Uno show man perfetto, che durante il giorno diventa un inflessibile direttore della carovana di moto.

La via del ritorno in compagnia di Ulderico e Gloria è veloce nonostante una fitta spruzzata di pioggia. Un saluto prima che le strade si dividano e un ultimo eloquente sguardo di nostalgia per le belle ore trascorse in gruppo, prima che le moto si allontanino.

Claudio Falanga

logo


foto


 

viaggio Motoexplora realizzato in Toscana  durante "i colori del Chianti week end" -  articolo pubblicato su Mototurismo nr.197 febbraio 2012


copertina mototurismo

mototurismo_febbraio


Italia in moto – Toscana il chianti

Le prime luci del mattino cominciano ad accarezzare delicatamente la mia inseparabile compagna di viaggio, sono passate quasi tre ore ed i chilometri percorsi sono decisamente pochi. Parto da Acireale in Sicilia e la mia destinazione è San Sano, nel cuore del Chianti in Toscana. Innanzi a me un continuo cantiere con lavori in corso, la fatidica Salerno-Reggio Calabria, 440 km di pura agonia. Una corsia unica dopo l’altra, con una andatura che non supera mai i 50 km/h. Chi proviene dal sud Italia non ha alternative, non ci sono altre strade “comode” a meno che non decida di prolungare il viaggio di diverse ore. La musica ascoltata attraverso l’interfono mi fa compagnia, le mie canzoni preferite, quelle canzoni fine anni 70 che mi riportano alla mente i miei giorni di ragazzino, il ricordo del primo amore, una ragazzina dagli occhi blu e la speranza di vivere in un mondo migliore. Ricordo che percorrevo questa “autostrada” con mio padre… “vedrai prima o poi sarà completata”, mi diceva…. già prima o poi… sono trascorsi così tanti anni e nulla è cambiato… fortunatamente, nonostante il passere degli anni, nemmeno io sono cambiato, continuando ad essere il ragazzo di sempre. Non so se tutto questo dipende dal proprio modo d’essere ma certamente viaggiare in moto contribuisce a tener viva la spensieratezza dei tempi migliori. È già ora di pranzo e sto per superare Salerno, sono passate quasi otto ore e finalmente l’agonia di questa strada sta finendo. E’ incredibile pensare che in altre zone d’Italia si discuta se realizzare o meno l’alta velocità! Francamente mi vien da ridere… al sud abbiamo la bassa velocità conclamata. Ah già… prima o poi si costruirà persino il “Ponte sullo Stretto” un’idea irrealizzabile che butta fumo negli occhi ad una terra disperata, è un pò come promettere ad un affamato “domani avrai le posate d’argento”. Arrivo in serata nel Chianti e l’odore del mosto mi avvolge dolcemente. Il mattino seguente il sole ha il sopravvento su una leggera foschia che diradandosi lascia spazio ad uno scenario da sogno. La laboriosità dell’uomo ha trasformato delle colline in fonte di ricchezza, ettari di vigneti che in ottobre ci regalano i caldi colori dell’autunno. Durante la giornata sopraggiungono i miei compagni di viaggio, provenienti da tutta Italia e pronti a godere appieno di quel territorio così ricco di cultura, arte e, soprattutto, enogastronomia. Personalmente ritengo che per conoscere e vivere un territorio nella sua interezza occorra affidarsi a chi è del luogo; solo il nativo è in grado di farti vivere quel tocco di magia che ogni regione ha nel proprio cuore. Ed è grazie alla disponibilità di Sandro e Francesco, Raddesi doc, che andiamo alla scoperta di un pezzetto di una delle regioni più belle ed affascinati d’Italia, la Toscana. Percorsi alternativi ed una andatura estremamente turistica ci consentono di vivere strade uniche con continui saliscendi in mezzo ad antichi vigneti e piccoli borghi ricchi di storia come San Gimignano, la cui origine Etrusca, risale al III° a.C. La cittadina è famosa per le torri medievali che ancora si innalzano sul suo panorama. Una visita al museo della tortura ci aiuta a riflettere sulla capacità negativa dell’uomo, che potremmo definire cattiveria, nei confronti dei suoi simili. Le soste pranzo si trasformano in momenti di autentica riflessione gastronomica, con portate a base di cinghiale, affettati e naturalmente dell’ottimo Chianti. Pranzi da “matrimonio” quelli che durano un paio d’ore, in pieno relax e con la voglia di raccontare le proprie emozioni mototuristiche. Dal mio punto di vista il turismo in moto non ha fretta, non ricerca disperatamente la curva dalla piega perfetta o l’accelerazione da brivido al verde del semaforo. Il desiderio del moto turista, invece è quello di annusare i profumi nell’aria, di scoprire i panorami e brama di conoscere ogni posto visitato vivendolo. La visita a Radda in Chianti, piccolo comune di appena 1.600 abitanti è decisamente unica, grazie alla disponibilità del Sindaco Alessandro Aterini, riusciamo a parcheggiare in pieno centro e ci godiamo ogni angolo, ogni dettaglio e la semplice allegria di questo affascinante borgo laddove tutto profuma di vino buono. I pochi giorni a disposizione procedono velocemente e purtroppo non riusciamo a fermare il tempo che inesorabile ci avvicina alla fine della vacanza. Giungiamo al Castello di Brolio edificato intorno al X° secolo, qui sembra davvero che il tempo si sia fermato, l’antica storia che racchiude dentro le sue mura è davvero unica. Già nel XII° secolo, con l’insediamento della potente famiglia dei Ricasoli da Cacchiano fa parlare di sè e la perenne disputa tra Fiorentini e Senesi tracciarono per secoli la storia dei suoi bastioni. Tra gli eredi illustri, che si sono succeduti nella proprietà del castello, c’è il barone Bettino Ricasoli eletto nel 1861, succedendo a Cavour, primo ministro del nascente regno d’Italia. Ancor oggi, una leggenda vuole che nelle notti di luna piena, nelle campagne attorno al castello di Brolio, si aggiri il fantasma del barone Ricasoli, a cavallo e avvolto in un mantello nero, con una muta di cani da caccia al seguito. In ogni regione, in ogni angolo d’Italia si respira un’aria unica. Ogni cosa è ricca di storia, di vissuto, di leggende da raccontare. Scoprire l’Italia è scoprire noi stessi, tradizioni e culture che sembrano lontane da regione a regione sono la vera ricchezza di una nazione che il mondo invidia.

Peppe Pagano Motoexplora tour operator

 

viaggio Motoexplora realizzato in Sicilia  -  articolo pubblicato su Mototurismo nr.195 dicembre 2011


copertina mototurismo dicembre 2011


Castelli e Fantasmi
Quante volte ci siamo chiesti cosa differenzia un moto turista da un “normale viaggiatore” ? tutto, tanto o nulla. Ovviamente dipende dall’approccio personale al viaggio, è naturale che, chi sceglie di viaggiare in moto, ha già dentro di se uno spirito di avventura ben diverso da chi ricerca la comodità di un pulman, di un’autovettura o altro mezzo di locomozione.

L’esperienza della pioggia, del caldo sole d’estate o del freddo pungente  diventano parte integrante di chi ama le due ruote. Personalmente ritengo che un motociclista dentro di se avverte di essere “un po’ diverso”,  sa già, dentro il proprio animo, che quello che ricerca in un viaggio non è semplicemente la meta da raggiungere o la località da visitare quanto quell’insieme di esperienze e di  emozioni che si aprono ad  ogni nuova strada, ogni percorso diventa diverso e tutto ciò che ci circonda diviene parte integrante del viaggio, del nostro cammino alla ricerca di quel qualcosa che solo chi viaggia in moto riesce a comprendere  fino in fondo. 

Non è difficile, anzi, è quasi la normalità durante una breve sosta per rifocillarci o magari per fare benzina  incrociare lo sguardo di ammirazione di chi ti chiede “dove sei diretto”, credo che la stessa cosa non avvenga con altri viaggiatori. Ma ciò che mi piace maggiormente è trovare chi ama raccontarci del proprio territorio, del proprio piccolo mondo che tanto amano e che sono convinti tutti devono conoscere.

Ricordo che diversi anni fa mi ritrovavo in provincia di Caltanissetta per uno dei miei soliti giri alla scoperta della mia terra, da buon siciliano ho sempre amato scorazzare per la nostra isola, quando, durante una sosta,  mi sono ritrovato a chiacchierare col proprietario di un bar:  “come mai in Moto?”  e che domanda, avrei potuto rispondere come mai hai i capelli neri! Ma in certi casi è meglio cercare di far capire ciò che si sta facendo magari cercando di coinvolgere l’interlocutore nella propria avventura…. “ Ti confesso che in moto riesco a vivere in maniera diversa la nostra Sicilia, le strade alternative senza traffico mi aiutano a trovare quella linfa, quell’aria pulita e quei ricordi legati ad ognuno di noi e poi…. Mi piace scoprire luoghi nuovi” ricordo ancora lo sguardo stupito del barman, il quale dopo qualche secondo di riflessione, guardandomi con l’aspetto chi vuol farti un interrogatorio mi dice: “sei stato al Castello di Mussomeli?”  “Naturalmente si” gli ribatto e lui, senza perdersi d’animo e tirando un respiro a pieni polmoni , controbatte dicendomi “ di sicuro non hai conosciuto Pasquale!  il custode del castello che racconta di essere in contatto col fantasma che il castello di Mussomeli racchiude”, questa è davvero bella pensai, in fondo in Sicilia si contano oltre duecento castelli e molti di essi come in tanti castelli sparsi per il mondo ci sono storie, leggende e tanti fantasmi che lasciano spazio a fantasie o credenze.

Il passo fù breve, pochi chilometri verso l’interno della Sicilia ed eccomi giunto al Castello di Mussomeli, che poderoso sulla  sua rocca si scorge già lungo il percorso. Il Castello, fatto edificare intorno al   1364 da Manfredi II Chiaromonte sorge su uno sperone di roccia calcarea di circa 80 metri di altezza alla periferia dell’abitato di  Mussomeli ed è un chiaro esempio di arte gotica per i tipici archi ogivali e le bifore che lo caratterizzano. La sua storia ha molti aspetti incredibili, ospitò nella fine del  1300 un poco conosciuto incontro tra i più importanti baroni siciliani riunitesi per resistere al dominio aragonese e creare una sorta di indipendenza siciliana e sfociato con la morte per decapitazione in piazza Marina a Palermo di  Andrea  Chiaromonte, cavaliere audace e coraggioso, che era divenuto signore del castello di Mussomeli. Tra i diversi signori che si nono succeduti al castello si annovera anche Cesare Lanza, meglio conosciuto come il padre della più famosa Baronessa di Carini la cui triste storia e leggenda si tramanda da secoli in Sicilia.

Al Castello cerco di Pasquale Messina, un uomo estremamente garbato che certamente non dà l’aspetto del millantatore o di chi possa raccontare delle frottole, anzi il suo modo di  presentarsi induce l’interlocutore a dargli fiducia. L’incontro con Pasquale è molto cordiale, lui stesso si presta a titolo gratuito ad accompagnarmi all’interno del castello e comincia a raccontarmi della storia del castello, ma dentro di me c’era un solo scopo:  desideravo tanto che mi parlasse del fantasma! Già, come chiederglielo? non è normale incontrare una persona e dirgli “mi parli del fantasma” mica sono Shelock Holmes, inviato in missione speciale da sua maestà britannica? Pensai tra me! Ma trovato il coraggio e sperando di trovare le parole giuste, rivolgendomi con tono abbastanza paco a Pasquale sussurrai: “ho sentito che lei….” Non riesco a completare la frase che Pasquale, dietro un  leggero sorriso che si intravedeva attraverso i suoi baffi, mi dice “vuole che le parli di Guiscardo?” 

Francamente mi aspettavo  qualsiasi famoso personaggio che nel corso dei secoli era stato padrone e signore del castello, ma chi era questo Guiscardo ? comunque comincia da qui l’incredibile racconto di Pasquale:  “Ricordo ancora con emozione la sera del 19 luglio del  1975 quando il fantasma mi apparve per la prima volta.  Come ogni sera avevo accompagnato all'uscita gli ultimi visitatori del  castello. Appena rientrato, mi sedetti su uno dei due sedili in pietra ancora intero della finestra bifora per riposarmi un poco. Fu proprio mentre stavo fumando una sigaretta che avvertii una folata di vento che vidi poi girare su se stessa. Fu di una freddezza marmorea  prima  e di un piacevole tepore poi, man mano che continuava a girare a circa un metro dalla mia persona. Dapprima  pensai  si trattasse di qualche mulinello d'aria e feci il gesto di alzarmi ed andarmene ma proprio in quell’attimo  sentii alle mia spalle una voce fioca, sottile e suasiva che diceva: aspetta, non te ne andare, non avere paura, io sono tuo amico..”  Pasquale si ferma un attimo mi guarda quasi indispettito, in quanto aveva colto in me l’atteggiamento classico di chi non vuole credere. “ se vuole le racconto la mia verità lei è libero di credermi oppure no ma quanto dico è assolutamente vero” Sono molto imbarazzato, mi scuso con Pasquale e lo invito a continuare il suo racconto: “allora le dicevo,   appena udita quella voce mi girai e vidi, sebbene avvolto da un mantello nero, l'aspetto di una persona aitante e vigorosa.  Aveva  una lunga barba e lunghi capelli grigi, portava sulle spalle il cappuccio del mantello. Guardandolo attentamente nel volto molto bello e dai lineamenti delicati, notai che era giovane. Incuriosito gli chiesi chi fosse e lui mi disse: Il mio nome era  Guiscardo de la Portes. Nacqui in  Spagna nel 1370, ed ero l'unico figlio di un ricco mercante. Studiai in  collegio dai frati a Madrid e poi frequentai la scuola di guerra.  Conobbi molte persone e di una in particolare conservo un ricordo bellissimo anche perché  fu la mia compagna di vita. Il  nome  della mia  amata è Esmeralda. Era una donna bellissima ed io me ne innamorai subito. Ci  sposammo e portava in grembo il mio primo figlio quando un giorno del  1392, una comunicazione improvvisa del comandante di re Martino, ci informò di una prossima partenza per la Sicilia per sedare delle insurrezioni.  Sbarcati in Sicilia, mi trasferii per un po' di tempo a Palermo, dove rimasi per circa tre mesi. Proprio li, avendo sentito parlare della terra di Manfreda, come una terra ricca, senza pensarci su molto, mi avviai per quella via. Dopo un giorno  di cammino  e con il cavallo stanco quasi quanto me, vidi dei soldati che galoppavano verso di me. Spronai il cavallo  all'interno del bosco con la speranza di riuscire a mettermi al sicuro. Ma quando mi voltai per vedere se fossi riuscito a seminare gli inseguitori sentii  i rami di un albero sbattere contro il mio torace e caddi a terra con dei dolori lancinanti in tutto il corpo: svenni. Non so quanto tempo passò prima di rinvenire. Mi risvegliai in un buio e freddo sotterraneo di questo castello che, prima di perdere i sensi, avevo visto ergersi maestosamente di fronte a me. Mi demoralizzai, mi abbandonai a me stesso e patii il freddo e la fame. La gamba mi fece presto cancrena e capii che quei soldati dovevano essere  agli ordini di don Martinez. L'uomo respinto dalla mia Esmeralda che aveva già  giurato a me amore eterno. Sentivo le forze venire meno. Da buon cristiano avrei dovuto pregare. In un attimo di smarrimento, però, prima di morire  imprecai contro Dio. All'improvviso avvertii di essere uscito dal mio corpo pur  continuando a trovarmi nella stessa stanza. Dopo pochi istanti fui attirato  dentro una lunga galleria buia dove sbucai in una vivida luce. Fui avvicinato  da quattro spiriti vaganti, i quali mi riportarono indietro. Il Supremo mi  aveva condannato a vagare per mille anni sulla terra per avere imprecato contro  di Lui. Questa è la storia, parola per parola e col suo linguaggio raccontatami da Guiscardo”. 

Ringraziai Pasquale Messina per  il racconto e mi avviai verso l’uscita. Per la strada, sulla mia moto,  pensavo a questo fantastico racconto, pensavo alla possibilità di poter attestare come vera questa storia, ma al momento ciò che era realmente vero si apriva dinnanzi a me, un meraviglioso tramonto sul monte Cammarata…. Quant’è bello viaggiare in moto!

Peppe Pagano - Motoexplora

 

 

viaggio Motoexplora realizzato in Sardegna  durante "Sardegna in Moto maggio 2011" -  articolo pubblicato su Mototurismo nr.193 settembre 2011


copertina mototurismo


Motociclisti, viaggiatori o molto semplicemente Mototuristi, uniti dalla stessa voglia: il grande desiderio di viaggiare per scoprire, comprendere ed amare ogni luogo visitato e vissuto con la libertà che contraddistingue chi sogna. I tanti aneddoti raccontati agli  amici, al ritorno da ogni viaggio, seduti attorno ad un tavolo gustando una birra o perché no un buon bicchiere di vino. Siamo in maggio e per più di sei giorni abbiamo goduto delle belle strade che la Sardegna ci ha regalato, percorsi immersi in una natura incontaminata, con strade che si aprono improvvisamente dinnanzi ad un mare cristallino, alti monti che racchiudono dentro di se gioiosi laghi arginati da campi in fiore,  cavalli liberi di scorazzare su vaste pianure ed anche noi liberi di vivere in sella alle nostre moto le sensazioni ed i profumi di una terra tanto fiera ed unica. Siamo quasi alla fine del nostro viaggio quando decidiamo di concederci una giornata di puro relax… lasciate le moto presso l’hotel Castello a Porto san Paolo, che ci ospitava per l’ultima sera in terra Sarda decidiamo di trascorrere la nostra giornata su quell’isola che già il giorno prima ci aveva emozionato con i suoi colori. Preso un piccolo traghetto giungiamo sulla piccola isola di Tavolara.  Appena attraccati una grande scritta “Ristorante da Tonino Re di Tavolara”  attira subito la nostra attenzione. Quante volte andando in giro ci siamo imbattuti in nomi di ristoranti abbastanza stravaganti ? dalla colorita “zia Lucia maga del tortello” alla più roboante  dicitura “da Don Saro dove il pesce è di casa” ma francamente mai avevamo visto un appellativo reale con tanto di stemma araldico! La nostra curiosità è alle stelle fin quando non ci sembra che grandi romanzieri del calibro di Dumas o dei fratelli Grimm si stiano prendendo gioco di noi. Proprio Tonino ci viene incontro, un uomo in età matura ed estremamente affascinante, il portamento regale e le mani di chi ha tanto lavorato nella vita, sono l’anteprima incredibile della storia che con un po’ di imbarazzo chiediamo di raccontarci, Tonino ci guarda, chiede se abbiamo qualche ora di tempo e comincia il suo avvincente racconto: “ dovete sapere che il mio trisavolo Giuseppe Bertoleoni, si trasferì alla fine del 1700 a Tavolara, che all’epoca era deserta, egli preferì l'isolamento e l'assoluta libertà per sottrarsi alle conseguenze di una situazione di conclamata bigamia…. Un giorno, tanti anni dopo, giunse sull’isola per una battuta di caccia, Carlo Alberto di Savoia, salito al trono sabaudo” a questo punto la nostra curiosità aumenta in maniera considerevole e chiediamo delucidazioni a Tonino il quale con voce esaudente dice:  “è proprio vero! Si incontrarono e Carlo Alberto si presentò come il Re di Sardegna e Paolo Bertoleoni, figlio di Giuseppe, allora si presentò come il Re di Tavolara”. la narrazione di questa amicizia nata per caso tra Paolo Bertoloni ed il monarca dell’epoca si fa alquanto suggestiva. Naturalmente non sta a noi decidere se la storia sia vera oppure frutto della fantasia, ma il racconto è talmente bello che il suo sentirne ci riempie il cuore di emozioni. Secondo il racconto di Tonino, il suo avo Paolo parlò al re Carlo Alberto delle eccezionali capre dai denti d’oro che popolavano l’isola, il re sabaudo, dopo essere tornato a Torino, inviò il generale La Marmora con una corvetta sull’isola di Tavolara per prenderne alcuni esemplari. Il generale giunse sull’isola recando doni per la moglie di Paolo Bertoleoni e assieme al “Re di Tavolara” si spinse sulla montagna alla ricerca delle capre. In tre giorni di caccia furono catturate ben quattro capre dai denti d’oro. Dopo questo leggendario incontro con il Re di Sardegna la famiglia Bertoleoni si fregiò dello stemma reale e si considerò a tutti gli effetti sovrana dell’isola, benché non ci sia ancora alcun documento a sostegno del loro diritto. Qualche anno più tardi, però, il demanio tentò di espropriare i Bertoleoni della loro isola, sostenendo che su di essa non esisteva alcun titolo di proprietà. Paolo Bertoleoni decise quindi di recarsi personalmente a Torino da Carlo Alberto, ed ottenne dal re in persona una pergamena che lo riconobbe e come padrone assoluto e re di Tavolara. Naturalmente chiediamo a Tonino di mostrarci questa pergamena, ma sconsolato e scuotendo le spalle ci dice che la stessa sia stata sottratta con l’inganno, addirittura a suo padre, da un sedicente studioso di storia, in ogni caso ci tiene a sottolineare che una foto della sua famiglia, voluta dalla regina d’Inghilterra Vittoria,  sia esposta nel museo di Buckingham Palace, a Londra, è conservata all’interno della collezione di ritratti delle famiglie reali di tutto il mondo. Sotto la foto vi è la dicitura: “La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo”. La storia o la favola del regno di Tavolara e veramente unica e chiunque andrà in questo incantevole luogo può convincersene, chiedendone la storia a “Re Tonino” e ammirando i colori del suo mare e delle sue rocce, fino a giungere in fondo il piccolo cimitero, quasi invisibile dal mare, dove si trovano le tombe del primo re di Tavolara e dei suoi discendenti e familiari.

Peppe Pagano - Motoexplora Tour Operator


articolo

 

 

viaggio in Moto realizzato in Calabria durante "ferragosto in moto 2010" -  articolo pubblicato su Mototurismo nr.185 novembre 2010


copertina mototurismo


Quante volte abbiamo rivolto le forcelle della nostra moto verso direzioni lontane, alla ricerca di angoli sperduti, di luoghi che tanto raccontano la storia degli uomini, interminabili chilometri di strada, magari imbattendoci in burocrazie che noi occidentali non riusciamo a comprendere? Poi scopriamo, grazie allo spirito di avventura che alberga all’interno di ogni mototurista, che nella nostra Italia, magari ad un passo da casa, esistono luoghi unici e ricchi di fascino che fanno vivere delle forti emozioni.

Un viaggio in Calabria attraverso i boschi della Sila, cosi unica e affascinante, che niente ha da invidiare ai blasonati passi alpini. Strade immerse in mezzo ad alberi secolari e meravigliosi laghi, con un asfalto perfetto e una serieinterminabile di curve e tornanti che riportano alla mente i valzer di epoche andate. La

voglia di guidare e di scoprire ci porta in luoghi remoti, laddove il tempo sembra essersi fermato. Le chiacchierate con la gente del luogo ci fanno vivere quell’ospitalità tanto cara ai popoli meridionali.

Racconti di vite vissute nella speranza di un progresso che stenta ad arrivare. Tra le tante parole condivise, qualcosa ci colpisce e salta subito alla nostra attenzione. Si parla di un mito, forse una leggenda, che racconta di un elefante in pietra risalente a chissà quale periodo storico. La curiosità è tanta e decidiamo

di documentarci il più possibile ma purtroppo le informazioni sono poche; proprio per questo motivo la nostra voglia di sapere, di vedere e di scoprire, comincia a crescere. Dopo qualche giorno di sosta nei pressi di Camigliatello, ci dirigiamo alla volta di Campana, paesino dell’entroterra calabrese. Le strade sono scorrevoli e le temperature piacevoli. Facciamo una prima sosta a San Giovanni in Fiore, per scoprire la bellezza del suo monastero, una località cosi piena di spiritualità che sembra portarci in altri luoghi d’Italia. Si riparte alla volta di Savelli e continuiamo a chiedere informazioni su questo misterioso elefante in pietra, ma nessuno della zona sembra conoscerlo. Non vogliamo arrenderci e cominciamo a percorrere una serie interminabile

di curve e tornanti alla volta della nostra meta. Dopo circa 30 chilometri (coordinate GPS N39.23.995,

E16.48.906), poco prima diraggiungere Campana, improvvisamente innanzi a noi vediamo comparire, quasi per magia, due grandi rocce affiancate l’una all’altra. Tutt’intorno una meravigliosa area di sosta predisposta per pic-nic, pulita ma malinconicamente deserta. Entriamo e ci avviciniamo sempre più a ciò che sembrano due banali grandi massi. Dinnanzi a noi una meraviglia, una delle rocce non è altro che un grande elefante scolpito alto più di 6 metri. Ci rendiamo subito conto che quanto stiamo vedendo è una costruzione realizzata dall’uomo in epoche remote. L’area intorno è strana... forse, a causa dell’emozione per aver trovato quanto cercavamo, ci sembra di avvertire quasi dell’elettricità. Cosa ci fa un elefante in pietra nel cuore della Calabria? A questo punto la voglia di documentarci su quanto scoperto diventa veramente grande. Diverse fonti più o meno attendibili parlano di una datazione risalente addirittura al Neolitico, altri attribuiscono la costruzione al passaggio di Pirro in Calabria nel 281 a.C., altri ancora ritengono che l’elefante venne realizzato in onore dell’ultimo elefante di Annibale, il leggendario Surus. Il piacere della scoperta, il piacere di aver trovato qualcosa di importante lungo il nostro cammino ci riempie il cuore di gioia e soddisfazione.

Peppe Pagano - motoexplora


pagina 1


 

MONTENEGRO 27 Maggio – 6 Giugno 2011

Dopo 35 anni di viaggi moto turistici, i più organizzati tra amici e molti altri con vari Tour Operators, ancora ci entusiasma l’idea di una meta inusuale.
E’ il caso del viaggio proposto da MOTOEXPLORA: raggiungere il MONTENEGRO attraversando altri paesi Balcanici.
Alcuni mesi prima, in occasione del Salone Motoexpo di Verona, avevamo conosciuto i titolari di Motoexplora Enza e Peppe che, con la loro simpatia ed il loro entusiasmo, ci avevano invogliato a partecipare suscitando il nostro interesse.
Come da programma, il ritrovo è al porto di Ancona Venerdì 27 Maggio dove abbiamo tutto il tempo per familiarizzare con i partecipanti e gli accompagnatori Peppe ed Ezio e dove scopro che sarò l’unica donna del gruppo con quindici maschi !
I nostri tour leaders ci illustrano a grandi linee tappe ed itinerari, che verranno poi puntualizzati giorno per giorno, con specifici suggerimenti e raccomandazioni sul comportamento di guida da osservare per tutto il viaggio.
Imbarco nel tardo pomeriggio, cena sulla nave  e approfondimento delle conoscenze.
Sabato 28 sbarchiamo a Spalato con una bella mattinata.
Oggi si viaggia tutto il giorno lungo la costa su strada panoramica piacevole per la guida e appagante  per la meravigliosa vista sul mare. Nel frattempo passiamo e ripassiamo attraverso i confini di Croazia – Bosnia – Croazia senza lungaggini grazie  alle conoscenze di Peppe dovute ai frequenti viaggi precedenti. Ci fermiamo a Dubrovnik per pranzo e per una breve visita della città completamente fortificata con stradine, piazze e vicoli lastricati, palazzi imponenti ed improvvise viste sul mare dalle terrazze prospicienti. Si riprende strada sempre sulla costa in un continuo saliscendi tra pendii rocciosi da una parte e mare aperto dall’altra fino ad arrivare finalmente in Montenegro. Davanti a noi le Bocche di Cattaro , una delle meraviglie del Mediterraneo ed il più grande fiordo dell’Europa Meridionale formato da quattro bacini circondati da montagne altissime ed una serie di insenature costituite da ampi valloni  che si inseriscono in profondità nell’entroterra.
Prossima sosta Perast e visita all’isoletta di fronte, a pochi minuti di barca, sulla quale si trova il suggestivo Monastero della Madonna dello Scarpello dove un erudito frate locale ce ne racconta la storia. Dopo aver sbirciato dall’alto Sveti Stefan, piccola isola fortificata un tempo riparo da incursioni dei turchi e dei pirati oggi sede di un lussuoso hotel, in tarda serata raggiungiamo la città di Bar, nostra prima tappa.
Il giorno successivo, Domenica 29, arriviamo per il caffè di mezza mattina a Ulcinj graziosa località turistica raccolta in un piccolo golfo. Il percorso prosegue fino a raggiungere una tortuosa stradina panoramica in quota dalla quale la vista spazia sul grande lago di Scutari. Si continua sulla panoramica a strapiombo sopra il lago dove si riflettono grandi e morbide nuvole dalle incredibili sfumature rosa, con alcune soste per scattare foto e per ammirare il panorama che si estendo fino alla vicina Albania. La velocità è molto ridotta, sempre sorvegliati da Peppe ed Ezio in apertura e chiusura del gruppo. Per il pranzo ci si ferma in un caratteristico ambiente sotto un grande porticato in legno all’ombra di alberi slanciati. Nel pomeriggio ci viene proposta una escursione in barca sul fiume nel mezzo di una ampia vallata circondata da montagne boscose. Lo specchio d’acqua è ricoperto da fiori acquatici bianchi e rosa con grandi foglie verdi. Si tratta di un parco fluviale e riserva naturale veramente spettacolare. E’ l’ora di ripartire e ancora lungo un bel tratto prima in mezzo alle colline e poi sulla costa, rientriamo a Bar. La sera dopo cena una piacevole passeggiata ci conduce fino alla Villa Reale, non grande ma armoniosa e di fascino retrò con belle vetrate colorate, nel mezzo di un ampio parco.
Il Lunedì 30 la colazione sulla terrazza vista mare è il primo piacere della giornata, sottolineato anche dalla  costante giovialità dei nostri accompagnatori. Oggi il programma ci porta ad attraversare la capitale Podgorica, classica espressione di edilizia popolare del regime socialista. Si fiancheggia un fiume serpeggiante di colore turchese-verde smeraldo, fino a quando ci fermiamo in un piccolo chiosco per la pausa caffè….. però è alla turca…. e qualcuno resta perplesso. Poco più avanti un ponte di legno sospeso tra pareti rocciose attira la nostra curiosità. Sosta obbligatoria per foto soprattutto a coloro che si azzardano ad attraversarlo.
Il monastero di Moraca sull’omonimo fiume ci attende. L’interno riccamente decorato, le numerose icone preziose, dipinti ed altri pregevoli oggetti rendono questa visita particolarmente interessante.
Ripartiamo su una strada così bella, priva di traffico con ampie curve che richiederebbe una velocità un po’ più “allegra” ma Peppe che apre il gruppo preferisce mantenere una andatura  tranquilla  per viaggiare in assoluta sicurezza.
All’ora di pranzo siamo a Bijelo Polje, città universitaria animata e vivace piena di studenti, dove le nostre moto schierate in bell’ordine suscitano parecchio interesse. La biondissima corrispondente dell’agenzia turistica locale ci attende nel ristorante sulla piazza principale per un ricco pasto con specialità tipiche. Prima di raggiungere il prossimo hotel, in un piccolo gruppo accompagnato da Ezio, decidiamo per una breve deviazione nel Parco Nazionale Biogradska Gora lungo una stradina in mezzo al bosco fino ad piccolo lago di montagna. L’hotel di Kolasin è molto bello,  tutto in legno stile nordico, dotato di ogni confort. Prima di cena ci riuniscono sulla piazzetta antistante per assistere alla esibizione del gruppo folkloristico locale di danze tradizionali in caratteristici e colorati costumi.
Oggi Martedì 31  visiteremo il massiccio montuoso del Durmitor e per fortuna abbiamo il sole.
Il fiume che costeggiamo, percorrendo una strada larga a grandi curve, mano a mano che si sale diventa torrente impetuoso scavato nella roccia, quasi un canyon, con attraenti colpi d’occhio sul precipizio. Poi il paesaggio si trasforma lasciando spazio a vasti pascoli attraversati da un sottile nastro d’asfalto fiancheggiato da coloratissime casette a tetto spiovente. Superiamo la nota località turistica Zabliak Ski Center ed ora affrontiamo la vera strada di montagna stretta e priva di protezioni, quindi ci vengono ancora una volta raccomandate prudenza e attenzione. Salendo si dirada la vegetazione scoprendo la nuda roccia. Vette appuntite, sovrastate de grandi nuvoloni bianchi che si rincorrono, si stagliano numerose nel cielo azzurro a formare un anfiteatro di pietra bianca. Il panorama è veramente maestoso. Le foto non si contano. A malincuore dobbiamo decidere di lasciarci alle spalle questo paradiso silenzioso iniziando una lunga discesa a stretti tornanti e numerose gallerie che ad ogni uscita  regalano scorci incantevoli sul lago Piva. In serata siamo in hotel a Danilovgrad. Dopo cena alcuni si recano in centro città per passare la serata, altri  si dilungano in ricordi di viaggio davanti ad un brandy fino all’ora di andare a dormire.
Il giorno seguente Mercoledì 1 Giugno ci dirigiamo al Monastero di Ostrog, il più famoso del Montenegro dedicato a San Basilio, luogo di culto sia per cattolici che per ortodossi e mussulmani.
La costruzione è incastonata nella roccia, mirabile particolarità di questo luogo sacro. La direzione verso i laghi di Niksic ci offre un percorso  molto panoramico ondulato e verdeggiante, ci alziamo dolcemente sopra i numerosi laghi senza riuscire a contare le tante isolette che li punteggiano, ma il tempo sta cambiando. A pranzo ci accorgiamo che il tempo peggiora decisamente quindi, all’alternativa del tragitto programmato probabilmente scivoloso per la pioggia, Peppe ed Ezio preferiscono farci rientrare in Hotel a Danilovgrad. In effetti qualche ora in più di relax, un tè, quattro chiacchiere e quattro risate in compagnia, sinceramente non guastano.
Si riparte con il sole Giovedì 2 per la vecchia capitale Cetinje. Visitiamo il palazzo reale, costruzione spartana ma con sale interne ricche di cimeli preziosi, accompagnati da un giovanotto che in perfetto italiano, essendo stato calciatore in Italia, ci racconta la storia della dinastia reale, usi e costumi con grande entusiasmo essendo i giovani convinti che il loro paese tornerà ad essere grande e importante nell’area balcanica. Il nome del Montenegro solitamente viene associato al ricordo della bella e statuaria Regina Elena moglie del Re d’Italia Vittorio Emanuele III, in quanto suo paese natale. Lo si conosce troppo poco invece per la sua storia, per le sue bellezze paesaggistiche e naturali di cui è ricco. Facciamo una passeggiata nel piccolo centro animato da tanti ragazzi e giovani coppie con numerosa prole che affollano i vivaci locali ed i colorati negozi artigianali. Notiamo di avere incontrato tanta bella gente, bella e sorridente. Torniamo alle moto lungo le mura fortificate che racchiudono una grande chiesa, non visitabile per una cerimonia religiosa in corso e ripartiamo.
Meta è il parco del Lovcen. Il percorso è tipico di montagna con grandi panorami ma purtroppo siamo colti da un violento temporale che ci costringe a fermarci. Fortunatamente in breve troviamo riparo in una bella baita di legno con un grande camino. Togliamo le tute fradice, le appendiamo ovunque e nel frattempo ordiniamo il pranzo alle gentili proprietarie che ci portano squisita carne alla griglia e la torta fatta dalla nonna. Abbondantemente rifocillati e graziati dal ritorno del sole scendiamo lentamente lungo una strada tortuosa verso la costa con incantevole vista sul golfo di Kotor, dove ci fermeremo per la notte. Oltre le mura non entrano veicoli a motore quindi dobbiamo posteggiare le moto lungo la banchina, di fronte a lussuosi yatchs.
La città murata e fortificata di netta impronta veneziana è il più importante centro del litorale, confine tra occidente ed oriente, dominata da un castello in posizione di vedetta. Michele, il più appassionato fotografo del gruppo, sale faticosamente gli innumerevoli gradini lungo le mura merlate fino all’ultimo spalto per una serie di scatti degni di cartolina.
Prima e dopo cena è d’obbligo una passeggiata tra vicoli, piazzette, negozietti alla moda e locali colmi di gente, turisti e non. La cena è nel nostro hotel di grande charme. Il caffè ci viene servito in terrazza affacciata sulla piazza principale, contornata da eleganti edifici resi particolarmente affascinanti dalle luci notturne.
Venerdì 3 partiamo da Kotor sotto un sole sfolgorante, con il proponimento di ritornare anche qui in una prossima occasione. Costeggiamo nuovamente le bocche di Cattaro dirigendo a nord verso il confine con la Bosnia – Erzegovina passato il quale  cominciamo vedere minareti dai sottili e aguzzi campanili, distese di vigneti ed alberi da frutto. Strada facendo in mezzo alle piante  troviamo una birreria con ombrelloni tavoloni e panche giusto per un pranzo all’aperto e “ per qualcuno una pennichella “. Arriviamo a Mostar tristemente famosa per la sanguinosa guerra civile che tutti ricordiamo. Ancora evidenti i segni dei tremendi bombardamenti. Il nostro girovagare attraverso il paese ci rende muti e pensierosi ma scopriamo anche nella gente la voglia di proiettarsi verso il futuro aprendo al turismo. Finalmente arriviamo a quel ponte che aveva rappresentato  per secoli il simbolo della convivenza tra diverse etnie e diventato poi invece simbolo dell’odio di religione. E’ un’impressione forte. Sotto di lui il fiume Neretva  di un magnifico colore verde-turchese continua a scorrere tra i gradoni che si è scavato con il tempo nella roccia. Attraversiamo il ponte ritrovandoci nel quartiere mussulmano, la parte più bella della città tutta acciottolata con case in pietra, torri e bagni turchi oltre a piccole botteghe che offrono mille oggetti. Caratteristica la via degli orefici. Le ragazze sono in jeans ma a capo coperto.
Partiamo da Mostar Sabato 4 con un cielo smagliante. Seguiamo il corso del fiume fino alla cittadina di Jablanica completamente rasa al suolo ora ritornata a nuova vita dopo la ricostruzione.
E ancora scorrono nei nostri occhi le immagini di minareti dalle cupole dorate, cimiteri dalle bianche stele e un susseguirsi di verdi colline fino alle porte di Sarajevo.
L’hotel, inserito in un ampio parco, assieme ad altri tre forma un grande complesso termale di alta classe, tranquillo ed appartato frequentato da persone facoltose. Per comodità ci trasferiamo in taxi fino al centro cittadino a visitare il vecchio e caratteristico quartiere turco, un dedalo di viuzze pedonali fitto di negozietti debordanti di articoli e merci di ogni genere, caffetterie e pasticcerie, locali gremiti di gente, abiti occidentali mescolati a copricapo  e volti nascosti….. veramente tanto di tutto e di varia umanità. Pranzo in locale tipico con ottima carne alla griglia ed ottima birra. Si rientra verso sera per la cena in hotel. Più tardi trasferiamo le riprese filmate e tutte le foto fatte finora sul computer di Peppe. Un quantitativo enorme, ma le tante cose belle ed interessanti che abbiamo visto meritavano di essere memorizzate.
La mattina di Domenica 5 da Sarajevo si ritorna verso Mostar. Qui il gruppo si divide tra chi preferisce visitare Madjugorje con Peppe e chi invece va direttamente a Spalato con Ezio, dove ci si ritroverà per l’imbarco. Nell’attesa si visita il palazzo di Diocleziano mirabile fusione di stili, materiali e culture, sorta di fortezza quadrata con all’interno edifici tali da poter considerare l’insieme un città in miniatura. Le mura esterne includono una serie di locali, antichi magazzini direttamente collegati con le porte di ingresso al palazzo, oggi adibiti in parte a negozi di artigianato locale ed artistico. Il complesso, affacciato sul grande porto, è suddiviso in quattro parti da due vie perpendicolari e comprende la casa vera e propria dell’imperatore, le dimore di cortigiani, servitù e corpo di guardia e la cattedrale di S. Doimo,  patrono della città.
E’ l’ora dell’imbarco, cena sul traghetto, traversata tranquilla.
Sbarchiamo ad Ancona Lunedì 6 dove ci salutiamo bevendo l’ultimo caffè in compagnia.
Soddisfatti di questo viaggio ci ripromettiamo di partecipare a qualche altro proposto da Motoexplora.
L’occasione si è subito presentata nel mese di agosto quando in pochi giorni abbiamo deciso di partire per la Polonia accompagnati da Ezio.
Un’altra bella esperienza alla quale ne seguiranno sicuramente altre.
Ciao a tutti.

                                                                                          Mariella e Alberto


foto del viaggio     video del viaggio

 

 

Sicilia: terra del sole… e delle emozioni…


 Venerdì 2 settembre: evviva! Il tempo della vacanza finalmente è giunto, Sicilia aspettaci! Guardo Rino, mio marito, e gli leggo negli occhi le mie stesse emozioni: siamo eccitati e curiosi di scoprire le sorprese promesse da Peppe di Motoexplora al telefono.

Preparati i bagagli (che fatica ogni volta costringere a mettere tutto ciò che occorre ad una donna in uno spazio così ridotto), montiamo sulla “topolona”, così Rino chiama la nostra GS Adventure e partiamo diretti al porto di Napoli: lui al volante e io (ovvero Assunta) la zavorra. A dire il vero tanto diretta la strada non mi è parsa, visto l’itinerario che mi ha riservato il mio amato marito che ci fa passare attraverso tutti gli appennini abruzzesi, laziali e campani, prima di giungere alla nave. Al porto conosciamo Fabrizio, proveniente da Frosinone sulla sua Guzzi California Alluminium.

Sabato mattina il traghetto attracca puntuale al porto di Palermo e, assieme a Fabrizio ci rechiamo al luogo dell’appuntamento con Peppe di Motoexplora che sarà il nostro angelo custode per i prossimi 8 giorni. Io e Rino siamo emozionati, abbiamo conosciuto per caso Peppe e la sua collega, la mitica Enza, esattamente due anni fa nell’attesa di un traghetto da Igoumenitza e ci siamo piaciuti subito… due ore dopo, al momento di prendere i rispettivi traghetti, eravamo grandi amici e ci lasciavamo con la promessa di rivederci presto… e passarono due anni…

Lo attendiamo al Bar Bristol e lui arriva poco dopo in groppa alla sua Adventure giusto in tempo per offrirci un caffè. Ci abbracciamo, felici di rivederci, e gli presentiamo Fabrizio.

Il tempo di fare colazione e vediamo altri tre compagni di viaggio: Massimo da Monte Porzio, con la sua R1200GSGS e Marco e la sua Cristina da Torino sulla R1200R. Ci siamo tutti per il momento e, pronti per l’avventura, montiamo sulle moto per raggiungere il nostro primo riparo un hotel 4 stelle sulla costa palermitana. Il tempo di una doccia e siamo tutti pronti e free… tanto free che Marco e Cristina, prendendo in parola Peppe si presentano, lui in calzoni corti, calzettoni e stivali da moto (degno di un vero tedesco in vacanza) e lei in calzoni pure corti e infradito… naturalmente non mancheremo di prenderli in giro per tutto il tempo… ma sono simpatici e stanno al gioco.

Ci avviamo e la prima tappa non può che essere mangereccia (il tour inizia davvero bene, all’insegna del sole, del mare e del buon cibo): a Castellammare del Golfo, pasticceria “La sorgente” per assaporare la cassatella… cos’è? Andateci e vedrete… anzi, gusterete… vi anticipo soltanto che si tratta di un delizioso dolce tipico…

Dopo la cassatella tutti alla spiaggia di Guidaloca, dove trascorriamo ore deliziose tra bagni nel mare cristallino e chiacchiere sotto l’ombrellone per rompere il ghiaccio e imparare a conoscerci.

Naturalmente non può mancare del buon cibo siciliano e come primo pranzo ci accontentiamo di “pani cunzatu” (letteralmente pane condito con un ripieno di acciughe, formaggio, pomodoro olio ecc.) e birra… giusto per tenerci leggeri!

Dopo pranzo pensiamo bene di rimetterci in moto per un piccolo giro nei dintorni… ci fermiamo subito presso la Tonnara di Scopello, un suggestivo esempio di architettura siciliana che ben si armonizza alla bellezza della caletta in cui fu costruita. luogo che è stato teatro di diversi film, tra cui l’immancabile Montalbano e Ocean Twelve. Ne restiamo affascinati e ci trascorriamo una buona mezz’oretta a scattare foto ed ammirare il paesaggio.

Ancora pochi metri in moto per fermarci nel piccolo borgo di Scopello, che si sviluppa attorno alla corte del Baglio Real – sito borbonico del XVIII secolo, dove ci dissetiamo ad una fresca sorgente d’acqua posta al centro del feudo luogo e dove si svolgevano i lavori di masseria agricolo-pastorali.

Un buon melone comprato da Peppe dal contadino che sostava lì davanti, qualche foto all’interno del Baglio e all’immancabile carretto siciliano e poi via, partenza per Segesta.

Al sito archeologico, lasciamo Peppe a sorvegliare moto e averi e andiamo da buoni turisti a visitare il tempio incompiuto ed ancora intatto del V° secolo a.C.. Non visitiamo anche il teatro perché ci siamo attardati troppo nelle altre tappe: ma il nostro è un viaggio di piacere… mica un lavoro!

Terminata la visita corriamo dritti a tuffarci nella piscina dell’albergo, mentre Peppe va a prendere al porto l’altra coppia che arriva da Genova. Li conosciamo a cena: Laura e Riccardo da Alba, lei in moto, una Honda Hornet, lui, purtroppo, causa incidente e lussazione della spalla l’ha seguita in Smart… e si rivelerà un ottimo “caddy” anche per noi… ed è così che viene soprannominato simpaticamente per i primi giorni.

Prima di cena un breve breafing durante il quale Peppe simpaticamente ci spiega l’itinerario dell’indomani e il comportamento da seguire in gruppo: della serie qui comando io e quello che dico è legge!... Agli ordini Peppe… o almeno così si spera…

E’ domenica mattina e ci svegliamo all’alba… le sette del mattino non è l’alba? Ma noi siamo in vacanza, potrebbe dire qualcuno. Invece, ansiosi di iniziare il tour, ci trasciniamo a fare colazione e via… partiamo alla volta di Cefalù, Nebrodi e Milazzo.

In autostrada ci fermiamo nel luogo della strage di Capaci. Mi vengono le lacrime agli occhi nel leggere quei nomi sulla lapide posta a lato dell’autostrada… dopo aver ricordato con Peppe i fatti accaduti il 23 maggio 1992 restiamo tutti in silenzio, ognuno con i propri pensieri… silenziosi, decidiamo di ripartire alla volta di Cefalù. Dopo una dissetante e rinfrescante granita al limone sulla terrazza di un bar proprio sulla spiaggia, ci avviamo a visitare la città: appuntamento dopo poco più di mezz’ora per ripartire. E’ molto caldo e io e Rino già ci siamo stati circa 6 anni prima, ma la riscopriamo volentieri assieme agli altri. Abbiamo poco tempo e decidiamo di raggiungere velocemente la cattedrale, ma è mezzogiorno e c’è ancora la messa… una rapida occhiata all’orologio e decidiamo di tornare al luogo dell’appuntamento attraverso le vie animate del paese. Siamo quasi arrivati, quando Rino è attratto irresistibilmente da una di quelle magliette stampate. Inutile dire che farà tardi e gli uomini del gruppo gli faranno un vero cicchetto alla sicula che io fotografo prontamente con il mio scatto assassino.

Riprendiamo l’autostrada, direzione Nebrodi, ma, essendo ora di pranzo, Peppe decide di dirottarci a Santo Stefano di Camastra, città delle ceramiche, per rifocillarci e godere del panorama antistante il bar dove sostiamo. Un’oretta dopo ripartiamo, ma… addio Nebrodi: a fermarci ci pensano lampi, tuoni e odore di pioggia… meglio non rischiare di prendere pioggia e grandine in montagna.

Non resta che dirigerci verso Milazzo, tappa finale della giornata. Prima di raggiungere l’albergo, visitiamo la vecchia cattedrale, ormai non più adibita a culto dai tempi di Garibaldi che ne aveva fatto il suo quartier generale.

Finalmente in albergo, ci riposiamo un’oretta e usciamo a fare quattro passi. Per strada ci fermiamo a parlare con degli indigeni in una piazzetta sul porto: gente semplice, con cui la nostra guida siciliana attacca bottone mentre noi gli diamo corda; risultato: quattro simpatiche chiacchiere con i nativi spaziando sui vari argomenti di attualità: ma chi lo vuole il ponte sullo stretto?

Quindi aperitivo in un locale sul lungomare e poi ottima cena: pasta corta con sugo di pesce spada e pomodorini pachino (quelli veri) e alici spinate, panate e fritte.

Ma il bello della serata deve ancora venire… c’è la festa del Santo Patrono a Milazzo e, anche se caschiamo letteralmente dal sonno decidiamo di fare 4 passi tra le bancarelle e finiamo in quattro, Peppe, Fabrizio, Rino e io (gli altri ci abbandonano per raggiungere Morfeo), ad ascoltare un duo da piano bar che, con chitarra e voce ci conquistano letteralmente, mentre ci godiamo mojitos e kaipirowska da premio oscar.

Dopo un paio d’ore di discorsi sull’amore e i rapporti di coppia e, prima di passare a chiacchiere più serie sul perché dell’esistenza, decidiamo che è ora di andare a nanna e torniamo sui nostri passi verso l’hotel.

Lunedì mattina il tempo è splendido e ripartiamo curiosi alla scoperta della SS185, una delle più belle strade della Sicilia, ci promette Peppe. E mantiene la promessa. Decine di curve e tornanti che percorrono lussureggianti paesaggi d’alta quota che si aprono dietro ogni curva, con l’Etna sempre presente e le montagne dai colori e dalla morfologia cangianti, mano a mano che si va verso l’interno. Passiamo a lato di quella che poi scopriremo essere una grande faglia sismica, diretti a Novara di Sicilia, un borgo antichissimo, i cui primi insediamenti si fanno risalire addirittura al paleolitico e dal dialetto che ricorda più la parlantina del nord che non il tipico siciliano. All’ingresso del paese ci imbattiamo in un simpatico vecchietto piemontese che subito inizia a chiacchierare in dialetto con i nostri piemontesi… quant’è piccolo il mondo! subito dopo, nella piazzetta troviamo ad accoglierci il Comandante dei Vigili Urbani e Nino, un colto e gentile signore che ci aspetta per farci da cicerone nella nostra visita ai musei e alle chiese con i suoi racconti storici, con erudite nozioni sulla configurazione geologica e morfologica del paesaggio, ma soprattutto con i suoi racconti esoterici che ci fanno accapponare la pelle…

E’ tardi e dobbiamo rimetterci in moto. Non possiamo purtroppo accettare l’invito a pranzo di Nino, perchè ci aspetta Michele con i suoi panini nel suo rifugio nel cuore dell’Etna. La strada che percorriamo è un paradiso per ogni motociclista: curve che sembrano disegnate col compasso e un grip eccezionale che, come dicono i motociclisti doc, “la moto va piega da sola”. Ad un cenno di Peppe tutti i centauri accellerano, compreso mio marito… e persino io, da zavorra, mi diverto un mondo con quella strana sensazione di vedere l’asfalto avvicinarsi alla guancia. La giostra dura circa 14 km: pit stop al Rifugio Brunek di Michele. Peppe ce l’aveva già descritto molto bene: è un personaggio che ad un certo punto della sua vita ha deciso di lasciare lavoro e stress della vita quotidiana e di ritirarsi lontano dal mondo. Egli rifugge ogni pressione e a casa sua si fa come dice lui… e guai a mettergli fretta: e capace di cacciarti dal suo rifugio. Peppe scherzosamente gli chiede un caffè di premura e lui si rifiuta di farlo… lo prepara invece a Fabrizio perché, come dice Michele, ha saputo chiederglielo, con grande simpatico smacco per Peppe.

I panini sono ottimi e la sosta molto divertente, ma ripartiamo per raggiungere l’Etna dall’altro versante. Mentre percorriamo la strada dobbiamo fare attenzione, perché in terra c’è polvere fresca di lava caduta da poco e si rischia di scivolare e rovinare gomme e moto. In cima ci godiamo i colori dell’Etna e l’aria fresca di montagna. Foto di gruppo, bancarella per cuoricino di lava (questa volta sono io a non poterne fare a meno) e giù di nuovo in moto per raggiungere l’albergo ad Acireale. E’ tardi quando arriviamo e abbiamo giusto il tempo per una doccia prima di sederci per la cena. Dopo cena ci raggiungono Peppe (che nel frattempo ci aveva lasciati) e la mitica sua collega Enza. Che gusto chiacchierare sorseggiando un caffè ai bordi della piscina di acqua salata che ci attende per una nuotata l’indomani mattina.

Martedì 6 settembre. E’ tempo del dolce far niente: Peppe ci ha lasciato la giornata liberra. Di comune accordo, decidiamo di “spaparanzarci” in piscina e tra una nuotata e l’altra ci pappiamo “pani cunzatu” e birra, che in Sicilia è quasi una tradizione, fino a pomeriggio inoltrato, quando abbiamo appuntamento con Peppe per visitare la sua Acireale e per una puntatina a gustare la più buona granita di mandorle e brioche dell’universo intero… è questo quello che il nostro tourleader ci assicura. E ancora una volta non si smentisce. La granita è davvero speciale e ci da l’energia necessaria per percorrere le vie della città e scoprire le sue chiese barocche e il Palazzo di Città, con il miglior cicerone che ci poteva capitare: il nostro Peppe di Motoexplora. Concludiamo la serata in un ristorante costruito su delle palafitte a Capomulini con una gustosissima cena a base di pesce crudo, frittura e… poesia!!!

Il cielo della giornata successiva non si smentisce, è limpido e la temperatura, nonostante siamo ai primi di settembre non accenna a scendere, ma non c’è umidità e poi siamo in vacanza: sudare un poco non può farci male. Alle 9 siamo pronti per la partenza alla volta di Noto e del suo “noto” barocco. Mentre noi andiamo in immersione di arte barocca Peppe si piazza su una sedia fornita da un bancarellista suo conoscente a sorvegliare le nostre dueruote! Torniamo all’ora prefissata non senza una tappa-granita rinfrescante e ripartiamo sotto il sole cocente di mezzogiorno: Modica e il suo gelato al cioccolato ci aspettano! Il gelato, tanto decantato dal nostro angelo custode non delude le aspettative dei nostri palati: il cioccolato di Modica unito a pezzetti di pera e il gusto ricotta con graniglia di pistacchio ci mandano in visibilio, tanto che fatichiamo ad alzarci quando Peppe ci spedisce a visitare la città, mentre lui rimane lì seduto in panciolle a sorvegliare – dice – le moto e tutti i nostri averi. Stiamo ammirando la Chiesa di San Pietro, quando un anziano paesano si intromette ed inizia, non interrogato, a raccontarci di Modica. In men che non si dica ci ha già raccontato dei fiumi che circondavano la cattedrale nei tempi antichi e di come Modica fosse nota come una piccola Venezia. Ci racconta anche di un paio di episodi del Commissario Montalbano girati a Modica, nei quali sua figlia minore ha interpretato il ruolo di comparsa grazie alla sua bellezza mediterranea… quindi ci porta a visitare una grotta situata in un albergo della città e un camminamento da cui si gode di una splendida vista su alcuni palazzi noti. Sicuramente il suo intento era quello di farci conoscere l’albergo, di cui ci lascia alcuni depliant ma, nonostante la sua invadenza, ci siamo divertiti ad ascoltare la sua parlantina veloce inframmezzata da parole dialettali che stentiamo a comprendere. Quando torniamo sui nostri passi si è fatto tardi e ripartiamo velocemente (ed è qui che devo aver perso i miei occhiali da sole… uffa mi toccherà ricomprarli) per raggiungere Caltagirone e le sue splendide ceramiche, nonché i 142 gradini della Scala SS.Maria del Monte che raccontano la storia millenaria della città e dei suoi vasai, dagli Arabi ad oggi. Noi, bardati con pantaloni e stivaletti da moto, ci costringiamo a percorrerla, gradino dopo gradino, risalendo, come dice il depliant fornitori dall’ufficio turistico, dal profondo della memoria storica alla coscienza della contemporaneità... che fatica signori!!! Ma ne vale la pena. Questa era l’ultima tappa della giornata, rimontiamo sui nostri cavalli a ruote per raggiungere Enna e il quarto albergo del tour: uno splendido hotel a 4 stelle, nel quale veniamo accolti con una semplice e allo stesso tempo ricercata cena a base di maiale dei Nebrodi, detto Suino Nero dei Nebrodi o Nero Siciliano. Una squisitezza!

Siamo già a giovedì mattina e siamo pronti per un’altra avventura alla scoperta delle emozioni che Peppe ha deciso di regalarci per quest’oggi. Percorriamo una strada meravigliosa, che si snoda in un gioco di curve e tornanti lungo le colline e i monti color oro e miele della Sicilia. Sono colpita da questo colore giallo arancio che ricorda il dolce nettare delle api, e anche da come in pochi kilometri, dietro ogni curva, il paesaggio cambi completamente in quest’isola millenaria e di come esso appaia… tridimensionale… altro che TV al plasma e occhialini con effetti speciali… In men che non si dica siamo a Villa Romana del Casale, sito archelogico risalente all’ultimo periodo della Roma imperiale, ricco di mosaici molto ben conservati grazie al fatto che per secoli è stato ricoperto dalla terra. La preparatissima Lucia, bella guida locale, ci racconta pezzi di vita vissuta in quella lussuosa villa imperiale… che tanto ci ricorda la vita vissuta in certe ville dei politici attuali! Dopo un’ora e mezza di visita sotto il sole di mezzodì, siamo stanchi ed affamati. Peppe ci accompagna, da “Nino” per un luculliano pranzo a base di salumi e formaggi locali (sento ancora in bocca il sapore del pecorino allo zafferano e della ricotta ancora calda) e di una tenera tagliata che nulla ha da invidiare a quelle toscane e marchigiane. Torniamo in albergo in tempo per un tuffo in piscina o per un sonno ristoratore prima di cena. Dopo cena iniziamo a scaricare le foto nel net di Peppe e… iniziano a prendermi in giro per i miei numerosissimi scatti… tanto che a fine giro mio marito mi assegna il nomignolo di Megapixel! Siamo stanchissimi e crolliamo uno alla volta come pere cotte!

Venerdì mattina… sigh domani sera si parte… ci attende una bella sgroppata e un programma intenso, prima direzione Mussomeli e il suo castello. Prendiamo una strada dal panorama spettacolare! fino a raggiungere il castello, dove ci aspetta Pina, la guida, che ci accompagna all’interno, raccontandoci scene di vita dell’epoca. Chiaro esempio di arte gotica, il maniero, fu fatto edificare nel XIV secolo da Manfredi II Chiaramonte sorge su uno sperone di roccia calcarea alla periferia di Mussomeli. Una delle prime stanze che visitiamo è la stanza delle 'tre donne' che, come ci racconta la nostra guida, custodisce una terribile storia di gelosia e morte. Qui infatti, secondo la leggenda, sarebbero state murate vive dal ricco e potente principe Federico le sue tre sorelle Clotilde, Margherita e Costanza durante una campagna militare. La guerra però durò più del previsto e le tre sfortunate morirono di fame dato che il cibo che Federico aveva lasciato loro era insufficiente per il loro mantenimento. Non avendo nulla di cui nutrirsi le poverette tentarono di mangiarsi le loro scarpe. Finita la guerra Federico, tornato a casa, trovò le sorelle con le scarpe strette tra i denti.  Non può mancare la foto di noi tre donne con oggetti strani tra i denti, denutrite (non direi proprio con tutto il ben di Dio che mangiamo ogni giorno) e morenti… Ripartiamo dal Castello diretti ad Agrigento ma prima, per rifocillarci e riprenderci dalle fatiche, ci fermiamo per un un aperitivo direttamente dalla castellana del luogo (una ragazza che in una rappresentazione locale ha vestito i panni nientemento che della nota Baronessa di Carini) giunti ad Agrigento ci sediamo in un bar del centro per mangiare panini e arancini, facciamo amicizia con alcuni anziani del luogo e finiamo col cantare canzoni tipiche siciliane e napoletane. Poco prima delle 16,00 interrompiamo i canti tipici a malincuore, ma i tempi sono risicati e alla Valle dei Templi ci aspetta Nello che merita un capitolo a parte: troppo forteeee!!!!

Andatura sicula (guai a superarlo più di 1 metro nel camminare), parlare lento e cadenzato, preparatissimo e ironico, è la nostra mitica guida. Mentre ci racconta della Valle dei Templi ci rammarichiamo di non aver studiato di più ai tempi della scuola. Nello non racconta solo la storia, ma con i suoi continui richiami ironici alla vita e ai costumi degli uomini politici odierni, fa pura filosofia… peccato non averlo filmato!

Sono le 18,00 quando ci rimettiamo in moto, stanchi e sudati, ma soddisfatti della giornata trascorsa… ma le emozioni che Peppe ha in servo per noi non sono ancora finite per oggi. Si dirige verso Sciacca e si ferma per una incantevole foto su di un dirupo a strapiombo sul mare “la Scala dei Turchi”… ma la mia paura delle altezze non mi consente di rilassarmi appieno e ogni volta che qualcuno si avvicina all’orlo del precipizio lancio urli involontari e mi allontano per non guardare. Rino e Peppe mi prendono per mano e riescono ad avvicinarmi abbastanza per una splendida foto di gruppo e per una romantica con mio marito: spettacolare!

Ripartiamo verso il tramonto di Sciacca, ma quando arriviamo il sole è calato da un pezzo, ma siamo in tempo per gustare la più buona granita al limone dell’intera isola e, quindi, d’Italia e del monto intero, in un bar vicino al porto dove non fosse stato per Peppe non saremmo mai andati. All’interno scopriamo poi che ha addirittura tre stelle Michelin per quella granita. L’emozione di quel gusto di limone costituisce l’apice di quella splendida giornata e di tutto il viaggio fino ad ora, mentre Peppe esulta perché è riuscito a non perdersi nemmeno la Smart di Riccardo nel traffico di Sciacca.

Ripartiamo con l’animo colmo di emozioni alla volta dell’Hotel Don Giovanni a Sambuca di Sicilia. Costruito secondo la struttura di un antico baglio siculo, l’albergo ci appare molto bello e suggestivo e l’accoglienza la più calorosa di tutto il tour. Ceniamo molto tardi su una terrazza con vista sulla piscina, la stessa sulla quale faremo colazione l’indomani. e che cena! Mitica la parmigiana di melanzane fatta preparare esplicitamente dal nostro tour leader

Sabato, ultimo giorno in Sicilia, almeno per me, Rino e Fabrizio, visto che qualcuno si ferma ancora un giorno! Siamo un po’ tristi per la partenza imminente, ma Peppe ci riserva ancora sorprese che ci faranno sorridere di piacere e non solo… Per tutto il percorso da Sambuca di Siclia verso Palermo il paesaggio è incantevole tra dolci colline e montagne color miele che percorriamo in una serie di curve e tornanti da giostra. La prima tappa e Contessa Entellina, dove ci fermiamo visitare una chiesa di rito greco-bizantino e un caffè quasi gratis… al momento di pagare tutta la ciurma lascia il bar convinta che io, battezzata fin dall’inizio, come coniuge Cassa, avessi già pagato con la cassa comune e fossi uscita, ma il barista li apostrofa “ma qui nessuno paga?”… fortuna esco io dal bagno e fugo tutti i dubbi pagando il dovuto.

Ripartiamo alla volta di Palazzo Adriano: che emozione ritrovarsi nei luoghi di “Nuovo cinema paradiso”, pare quasi di rivivere il film, mentre visitiamo la Galleria di foto all’interno del Palazzo Municipale. In essa sono esposte oltre cento fotografie originali che raffigurano le scene e i retroscena del film girato quasi interamente nel paese.

Da Palazzo Adriano andiamo a Ficuzza, una frazione del comune di Corleone, dove brindiamo al “frapochissimononno” Fabrizio e mangiamo l’ultimo pani cunzatu del tour. Non mancano le foto che Peppe vuole con ognuno di noi e per le quali noi ci prestiamo molto volentieri poiché, come già immaginavo, in questo viaggio si è dimostrato una persona davvero straordinaria.

E’ da poco passata l’ora di pranzo e il momento degli addii si avvicina, ma le emozioni non sono ancora finite: come giustamente Fabrizio ha fatto notare più volte, non abbiamo ancora mai assaggiato il vero cannolo siciliano. Ma Peppe non poteva farcene assaggiare uno qualunque, lui ci porta a mangiare il più buono in assoluto, a Piana degli Albanesi: ve lo posso giurare, non ho mai assaggiato un dolce più buono nella mia vita, e mentre lo assaporo mi metto a ballare al suono di una canzone anni 80.

Purtroppo triste è l’emozione che Peppe ci riserva per l’ultima tappa: Portella della Ginestra!

Come ci ricorda lo stesso nostro tourleader siciliano, si tratta di una località tristemente nota per essere stata teatro il 1º maggio 1947 della prima strage dell'Italia repubblicana. In quella data, nella quale si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori dopo il periodo fascista, circa duemila contadini si riunirono nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, Sulla gente in festa partirono dalle colline circostanti numerose raffiche di mitra che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate. Sul luogo della tragedia ora sorge un Memoriale, costituito da numerose iscrizioni incise su pietre locali di grandi dimensioni, poste attorno al "Sasso di Barbato".Un momento di riflessione su questa splendida terra, dai colori dell’oro e del miele, dalle rocce aspre e dalle dolci colline coltivate a grano e vigneti, dai sapori dolci e forti nello stesso tempo, dalla gente semplice ed ospitale, e tuttavia martoriata da stragi di mafia da quasi 70 anni.

Peppe ci saluta e abbraccia qui, dice di non amare gli addii e per questo ci saluterà solo con un cennò lungo la strada per il porto. Lo abbracciamo con il cuore colmo di gratitudine per le meravigliose emozioni che ci ha regalato in questi 8 giorni e con la promessa di rivederci presto, per un altro viaggio con Motoexplora, possibilmente con lo stesso gruppo, splendidi compagni di viaggio e di avventure!

Assunta Cassa


foto del viaggio

 

 

 

Tour della Polonia 6-18 agosto 2011


 

Dopo miei varie vicissitudini organizzative finalmente sono riuscito a dare la mia adesione per la partecipazione al viaggio proposto da Motoexplora.

E' stato deciso di trovarci a Vipiteno il 5 sera per poi partire il giorno successivo per l'inizio del tour, quindi per il gruppo che arrivava da ovest appuntamento al distributore autostradale di Agrate sull’A1 alle 14,45. E’ arrivato per primo Matteo di Milano seguito da Claudio ed infine anche Gaetano e il nostro Tour Leader Ezio ci hanno raggiunti. Breve presentazione e partenza per Vipiteno per congiungerci con l’ultimo equipaggio del gruppo, Alberto e Marina.

A pochi km dall’albergo si è manifestato la costante che ci ha accompagnati per ben 10 giorni su un totale di 14: la pioggia.

Sistemazione nell’hotel Mondschein e cena in un caratteristico locale del centro, consapevoli dei tanti km. che ci aspettavano il giorno successivo e dopo un tentativo di visitare Vipiteno malgrado la pioggia tutti a nanna presto.

Oggi 6 agosto è il primo giorno del tour, muniti dell’obbligatoria ‘Vignetten’ da 4,5 euro attraversiamo l’Austria entriamo nella repubblica Ceca e verso le 17 raggiungiamo Praga   dove è previsto il pernottamento all’ Hotel HolidayInn .

Tappa di trasferimento abbastanza impegnativa e senza particolari problemi, sorpresa positiva la benzina qui costa meno che in Italia e Austria (1,23 euro/lt).

Breve riposino con doccia e il gruppo decide di visitare la città, siamo in sette e quindi dobbiamo chiamare 2 taxi che per una corsetta di 10 minuti fino al centro città chiedono ben 20 euro a taxi! Veloce giro a Piazza della Città Vecchia dove è in corso un concerto per giovani,
varie foto allo splendida Torre dell'orologio e quindi costeggiando la Vltava raggiungiamo il Charles Bridge con le sue belle statue ornamentali.

Ceniamo in un locale caratteristico sul fiume, con lo splendido Castello di Praga sullo sfondo illuminato da spettacoli di fuochi artificiali.

7 agosto partenza alle 8,30 (orario deciso a inizio tour e sempre puntualmente rispettato) verso Wroclaw (Breslavia è il nome tedesco) in bassa Slesia. Tappa di 280 Km. c.a. ma ne faremo circa 340. Alle 12 entriamo il Polonia cambiamo la valuta (1 euro = 3,85 sloty) e ci accorgiamo subito che anche qui la benzina costa meno (1,32 euro). Il nostro Tour Leader propone di andar a visitare una serie di gallerie che avrebbero fatto da rifugio a Hitler durante la guerra e che secondo lui si trovano proprio sulla strada che dobbiamo percorrere. A pomeriggio inoltrato siamo arrivati a Breslavia, solito riposino con doccia, cena in hotel e breve visita notturna nel cuore della città ( chiesa di S. Elisabetta, Rynek Glowny e vie adiacenti).

Freschi e riposati l’ 8 agosto si parte per raggiungere Torun sono previsti 290 km ma anche qui ne faremo ben di più. Ezio ci guida alla visita del Santuario della Madonna di Lichen, grandioso complesso affollato di visitatori dove si dice si sia verificata l’apparizione della madonna nel 1850. Anche per un non credente come me la maestosità e vastità del luogo merita la deviazione, raggiungiamo Gaetano che faceva da custode alle moto e si intrallazzava con alcune pellegrine polacche e partiamo per Torun. Raggiungiamo la città nel pomeriggio prendendo alloggio nel bell’hotel Bulwar in riva alla Vistola. Cena in un ristorante del centro vicino al monumento di Copernico con le canoniche foto di rito.

L’indomani raggiungiamo Gdansk (Danzica) nel primo pomeriggio. Le camere all’Hilton non sono ancora disponibili e bivacchiamo nei dintorni fino alle 16.

La locazione dell’hotel è prossima al centro storico sul fiume Motlova (una diramazione del delta della Vistola) e questo ci induce ad iniziare immediatamente la visita alla città.

Interessante il mercato permanente con una miriade di oggettini originali offerti. Anche nel mercatino dell’usato se si ha pazienza si dovrebbe certamente trovare qualcosa di valido. Bella la piazza gremita di turisti con una statua dedicata a Nettuno e dopo faticosissimi 400 gradini, sulla torre campanaria della chiesa di St. Mary si possono ammirare bellissimi panorami della città con in lontananza il porto e il Mar Baltico. Curiosi gli spettacolini allestiti nelle vie da artisti di strada e complessi formati con i più disparati strumenti musicali.

Ed eccoci pronti per la partenza direzione Olsztyn, è d’obbligo una sosta a Malbork per la visita allo splendido castello. La sosta dura circa tre ore ma sono ben spese, adagiato in riva al fiume Nogat è il più grande castello del mondo costruito in mattoni, si divide in tre parti ed è uno dei più grandi d’Europa. Inutile dire che le macchine fotografiche del gruppo e la cinepresa di Marina sono state messe a dura prova.

Il 12 si parte per Bialystock e si fa una deviazione verso Ketrzyn nella foresta Gierloski allo scopo di visitare i resti della Tana del lupo. Fu il quartier generale di Hitler che lo utilizzò quando pensava che l’invasione della Russia sarebbe stato un affare di poco conto. Questo era anche il luogo dove si sentiva più al sicuro ma proprio qui subì l’attentato da parte di Klaus von Stauffenberg. Oggi un targa ricorda dove il gerarca nazista posò la borsa con l’esplosivo.

Era un agglomerato di ottanta bunker in cemento armato protetti da una folta vegetazione, collegati da gallerie sotterranee, con una propria stazione ferroviaria, aeroporto e linea telefonica diretta con Berlino. Oggi non rimane che un ammasso di rovine, i tedeschi quando l’abbandonarono fecero saltare in aria l’intero complesso, gli enormi blocchi di cemento armato rovinati l’uno sull’altro sono tappezzati da cartelli indicanti pericolo e divieti vari. Il bunker di Hitler è tra quelli meglio conservati conteneva un appartamento di 200 metri quadri con riscaldamento elettrico. Luogo che merita senz’altro una visita terminata la quale su strade panoramiche e con molti nidi di cicogne sui pali a lato della strada ci si avvia verso Byalistock .

IL giorno 13 si parte per Varsavia, lungo la strada breve deviazione verso Bialowieska per visitare la riserva Pokazowy Zubrow dove si possono ammirare gli ultimi bisonti europei ed altri tipi di animali. Nel pomeriggio siamo a Varsavia, raggiunto l’ Hotel HolidayInn di fronte allo spettacolare Palazzo della Cultura e Scienze odiato regalo dei sovietici ai polacchi dopo la guerra alto ben 231 mt., brevissimo riposo e via ad immergersi in questa spettacolare città.

Evidente il contrasto tra la parte nuova con grattacieli nuovissimi di svariate decine di piani, e la parte vecchia con le sue strade ampie, pulite circondate dai palazzi relativamente antichi.

Bagnata dalla Vistola, è una città cosmopolita nella quale ci si sente subito a proprio agio, piena di vita con spettacolini di artisti anche bravi in ogni angolo di strada, molte le chiese e mi hanno colpito i molti matrimoni che si stavano celebrando (ben 4 giovani coppie elegantemente vestite). Interessanti le piazzette nel centro storico dove si cucinavano piatti tipici che si potevano consumare sui tavoli adiacenti in mezzo alla gente con un buon bicchiere (o due) dell’immancabile birra nazionale Tyskie.

Il giorno successivo 14 agosto, visita al Santuario della Madonna Nera di Cestokova, luogo di culto famoso in tutto il mondo anche perché prediletto dal Papa polacco.

Grandioso edificio che ospita sull’altare protetto da sbarre d’argento il famoso quadro, tantissimi i pellegrini che pregano e venerano la madonna il ginocchio mentre altrettanti ben ordinati e in coda aspettano di essere confessati in un grande locale appositamente attrezzato con ben 4 confessionali per parte. Non avevo mai visto fare tanta coda per la confessione!. La visita si conclude dopo 90 minuti e poi rotta per Kracow (Cracovia).

L’Hotel Hilton ci ha ospitati per breve tempo in quanto è subito iniziata la visita alla città. E’ il cuore culturale della Nazione, capitale della Polonia cattolica fino al XVI secolo il centro storico (Stare Miasto) è patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo aver visitato il mercato coperto (Sukiennice), la chiesa dedicata alla vergine Maria (Kusciol Mariaki), il gruppo ha deciso di utilizzare un pulmino elettrico per visitare la città, che partendo dalla piazza centrale (Rynek Glowny) ci ha fatto conoscere il quartiere ebraico con le sinagoghe e le mura del ghetto, la fabbrica di Shindler soggetto del film di Polanski, la casa natale di Papa Giovanni II , la Strada Reale (Droga Krolewska) e la strada Florianska dove si trovano i negozi più belli.

Il pomeriggio è stato dedicato interamente alla visita del Wavel collina su cui sorgono la Cattedrale e il Palazzo Reale. Unico rammarico l’impossibilità di il vedere famoso quadro di Leonardo ‘La dama con l’ermellino’ in quanto il Museo Czartorysky era chiuso per restauri.

Una variante a questo programma era la visita al campo di Auschwitz-Birkenau che solo Matteo ha effettuato, per quanto mi riguarda dopo averlo visitato in passato non me la sono sentita di rivedere tali orrende testimonianze.

IL 15 visita alla miniera di sale di Wieliczka nell’area metropolitana di Cracovia. E’ attiva dal XIII secolo e con una profondità di 327 mt. presenta cunicoli e gallerie per 300 Km. c.a. di cui solo 3,5 km visitati da 800.000 turisti ogni anno.

Avevo già effettuato la visita del complesso negli scorsi anni e quindi con Alfredo e Ezio abbiamo atteso il rimanente del gruppo sorseggiando caffè alla turca (non il massimo). Dopo le foto di rito il gruppo compatto ha fatto rotta per Zakopane.

Situata nella parte meridionale dei monti Tatra è chiamata la capitale invernale della Polonia. Interessante il mercato che offre prodotti locali (pelli conciate, formaggi, salumi ecc) fino a sera inoltrata. Ci avviamo alla fine del Tour, infatti la mattina successiva attraverso una bellissima strada fra le montagne si entra in Slovacchia. Foto di gruppo sotto il cartello dell’ex frontiera e costeggiando il bellissimo lago Liptoska Mara raggiungiamo Bratislava.

Capitale della Slovacchia e sede del Parlamento e del Presidente della Repubblica, da visitare la Piazza Hviezdoslav che è il cuore del centro storico, La Porta di San Michele, la Chiesa dei Trinitari ed il Castello forse il monumento più noto della città che sorge su di una collina dominando la città vecchia e il Danubio. Caratteristica la torre che sorge sul fiume e regge i tralicci del ponte, sulla sommità visitabile esiste una postazione per gli avvistamenti degli ufo.

Il tour è proprio finito e alla sera in Hotel ognuno programma la via per il ritorno, si formano piccoli gruppetti con destinazioni diverse e quindi dopo i vari saluti e gli arrivederci a nanna presto in quanto l’Italia dista ancora 700 Km. circa.

Claudio


foto del viaggio

 

 Marocco….le strade dell’impero e… delle fantastiche sorprese


Voglio scrivere queste poche righe per ringraziare tutte le persone che hanno partecipato al viaggio in Marocco e rivivere con tutte loro le emozioni ancora vive di questa bella avventura.

Dopo una partenza un po’ sofferta a causa della difficoltà di assicurare le tre moto che in Italia si sono sentite negare dalla propria assicurazione la copertura R.C. per il Marocco, finalmente partiamo in scioltezza senza la spada di Damocle sulla testa dell’assenza del maledetto foglio verde.

Devo fare una doverosa premessa, io motociclista da 32 anni e con all’incirca  900.000 km sulle spalle non avevo mai fatto un giro di due settimane con un gruppo di persone sconosciute e gestito da un Tour Operator.

La cosa che più si è avvicinata al nostro viaggio l’ho vissuta lo scorso anno quando ho trascorso 10.000 km tra New York e San Francisco con 8 amici ma tutto organizzato da noi.

Questo per dire che nella mia testa questo tipo di vacanza non era esattamente il mio ideale.

Detto questo trovo che in questa esperienza non ho assolutamente trovato quei vincoli stile “xxxxxxx” all inclusive di cui avevo timore ma al contrario mi sono trovato a girare il Marocco con degli amici in totale libertà decidendo di volta in volta il da farsi. E’ chiaro che quando ci sono tante teste non è sempre facile accontentare tutti, quante volte ad una fermata mi sono detto ma che c…o ci fermiamo a fare ma oggi considero queste quisquiglie, quisquiglie.

Parliamo invece del Marocco, non pensavo mi piacesse così tanto specialmente nella zona verso l’Algeria, il deserto e la parte più povera, più vera e più bella Zagorà, Ouarzazate. le gole, etc….

Strade

Considerate che chi scrive ha percorso l’intero itinerario con una Goldwing 1800, che, con passeggero e bagagli, si avvicinava molto ai 600 kg.

Le strade sono discrete anche se il pericolo si annida dietro ad ogni curva, sabbia o ghiaia per terra, buche, asini e capre liberi di pascolare in ogni dove, vecchi veicoli fermi in curva o peggio, con enormi perdite di olio e carburante sull’asfalto.

Detto così sembra una tragedia, invece, tutto sommato è stato affascinante anche affrontare queste piccole difficoltà, che però erano anche il sale del viaggio. Siamo passati da sterrati nel deserto a passi quasi Dolomitici di 2000mt, in foreste di Cedri con scimmie annesse. Che spettacolo!!!

Marocchini

I Marocchini invece mi hanno piacevolmente stupito per la gentilezza e disponibilità sia durante la guida (segnalavano spesso per facilitare il sorpasso nei punti ciechi), che durante i giri nelle varie Medine. Attenzione non che fosse tutto rose e fiori, è chiaro che il Marocchino vede il turista come una mucca da mungere e di conseguenza è una continua lotta tra chi vuole vendere di tutto e chi dopo il terzo tappeto non sa più come declinare l’invito alla visita del venditore insistente.

Ho comunque avuto sempre, dico sempre, la sensazione di essere in un paese tranquillo senza delinquenza e con la possibilità di poter lasciare i caschi sulla moto tranquillamente senza avere il timore di trovarne quattro. Un plauso anche per la onnipresente Polizia Marocchina. Penso che al mondo esista un venditore di tele laser miliardario visto che ogni 50 km in Marocco vi è una pattuglia di poliziotti armati della macchinetta infernale rileva velocità. Normalmente questi punti di controllo erano situati su strade con limite a 60 km/h e per me e Fernando che viaggiavamo sempre in coda, essendo spesso  in recupero, a più di 100 km/h, ci hanno sempre graziato anzi ci salutavano amichevolmente al nostro passaggio (magari i 500 led colorati posti sulle nostre piccole aiutavano).

Tour Leader 

Enzo  è sicuramente una persona fantastica, una persona educata, di altri tempi, corretto e di compagnia, uno che vorresti sempre in giro con te.

Compagni di viaggio

Se questo viaggio è stato un successo, e sarà da me ricordato come uno dei momenti più belli vissuti da motociclista, lo si deve anche alle persone che ci hanno accompagnato, tutte persone normali, che detto così suona male ma vi assicuro che per me è il più bel complimento possibile.

Arrivati in Hotel il bagno collettivo in piscina era un rito a cui non si poteva assolutamente esimere e non mi ricordo una sera dove non si sia mangiato assieme in amicizia.

Che altro dire, in questo momento convivo con la nostalgia di un viaggio che sicuramente è stato bello ed emozionante e di  persone stupende con cui abbiamo condiviso due settimane che resteranno nella mia memoria tra i miei ricordi più belli.

Ric

 

 

foto del viaggio

 

Pagina 1 di 3

<< Inizio < Prec 1 2 3 Succ > Fine >>