Viaggio in Montenegro maggio 2011
Sono le 7 di sera di un piovoso giorno di inizio aprile, quando squilla il cellulare :
-Ciao Franco sono Marco come stai ..tutto bene!?
-Che piacere sentirti Marco, si tutto bene e tu?
-Tutto a posto , senti..ormai siamo ad un mese dalla partenza per il Montenegro e mi stanno chiedendo di chiudere la lista dei partecipanti , sai le prenotazioni traghetti ecc…. tu che fai sei dei nostri?
A dire il vero ho appena comprato un'altra moto da enduro e sono, diciamo…sulle spese..ma chi c’è ?
Be ci sono dei miei amici qui di Fermo, quelli del raduno dell’anno scorso a Castelluccio, ti ricordi?
Ah Si …ma.. Giorgio ,Angelo….il gruppo dei” marocchini” insomma..
Si, si, c’è Giorgio, Angelo, naturalmente Ezio e viene anche Paolo..
Va bene ho capito ….non posso mancare, sono dei vostri!
Mi fa piacere Franco……………..
Venerdi 6 maggio parto da casa di mattina abbastanza presto ma finisce che arrivo con un ora di ritardo a Fermo, dove trovo il buon Marco insieme a Paolo che mi stanno aspettando all’ ’uscita dell’autostrada per condurmi al ristorante dove ci sono Ezio e Peppe che ci aspettano per iniziare a mangiare. Che ci posso fare ho lo spirito del turista ,quello che va a spasso per intenderci..e quindi i percorsi gli allungo sempre…mai successo il contrario. Ne sa qualcosa Peppe che al ritorno si è fidato di me e del mio navigatore …incauto!.
Dopo l’ottima pappata al ristorante un salto a casa di Marco per un caffè . Salutiamo Loredana ed Elisa e ci dirigiamo alla stazione di fermo per il raduno con il gruppone che è già la che ci aspetta. Rivedo con piacere Angelo e Giorgio che già conoscevo dal viaggio in terra d’Africa e rivedo Mauro, Corrado, Daniele ,Alessandro che avevo conosciuto al raduno organizzato da Marco a Fermo l’anno precedente ed infine conosco per la prima volta Gianluca amico e collega di Giorgio e Gigio che si rivelerà il personaggio più simpatico del gruppo.
Siamo un bel gruppo , 11 moto li nella piazza della stazione di Fermo e riceviamo consensi di pubblico e di critica ……critica? pubblico? ma che sto a dire? Bhe, il pubblico sono gli astanti che gironzolano tra le moto lanciando occhiate incuriosite, e la critica..... la vigilessa che ci fa dei bei sorrisi invece che appiopparci un bel multone dato che siamo in zona pedonale!!! Ma dimentico che eravamo sotto la supervisione di Marco e colleghi…..in questo caso l’ultima ipotesi era mooolto remota….!!!
Alla fine a rompere l’idillio ci pensano Ezio e Peppe che cominciano a lanciare strali : Il traghetto non aspetta….il traghetto non aspetta..!
Autostrada , porto di Ancona, alle nove di sera prendiamo il largo mentre stiamo cenando al ristorante del traghetto. Da subito emerge cordialità nel gruppo , si ricordano precedenti viaggi fatti e si parla delle aspettative del viaggio in corso. Poi tutti a nanna che domani alle 5 si sbarca.
Sabato 7 - Porto di Spalato al mattino presto, è una bella giornata di sole e siamo all’inizio dell’avventura….da subito si cominciano a notare le piccole cose che danno gusto al viaggio. Qualche modello di auto ci fa ricordare “come eravamo”, persino gli abiti delle persone dei paesi più piccoli sono un dejavu che mi ricorda l’infanzia . La statale corre lungo la costa che è ancora più bella di come me la aspettavo , i paesi si susseguono con la loro aria tranquilla senza fretta , la gente al passaggio ci guarda per un po’ incuriosita per poi continuare quello che stava facendo. Nessuno si affretta .Ci culliamo in questo paesaggio per tutta la mattina. Ci fermiamo in uno slargo dove ci sono dei baracchini che vendono frutta fresca e secca. , Entriamo ed usciamo dalla Bosnia per poi ritornare in Croazia esplicando le formalità doganali senza troppi patemi d’animo.
Arriviamo a Dubrovnik (Ragusa), la perla dell’Adriatico, dove ci fermiamo per pranzare e visitare la città . Quì il primo impatto con il lato turistico di questa terre. Contrariamente a quanto detto finora qui la situazione è un po’ affollata (dovuta anche a due navi Costa crociere in rada) ma comunque la città è stupenda costruita originariamente su un isolotto poi collegato artificialmente alla terra ferma e fortificata. Le temperature sono decisamente in salita è l’abbigliamento protettivo da moto utile al mattino adesso è decisamente pesante.
Facciamo un giro per la città, che è esclusivamente pedonale, ammirando scorci di minuscoli vicoli tra i palazzi medioevali, saliamo scale, passiamo sotto archi e volte e ci affacciamo da balaustre riccamente lavorate in pietra. Ripartiamo per dirigersi verso l’ultima frontiera che ci divide dalla meta odierna del nostro viaggio, la cittadina di Bar nel Montenegro. Passiamo ancora una volta velocemente la dogana, anche grazie alle conoscenze di Peppe che è di casa da queste parti. Sul percorso è previsto di fermarsi a Perasto per una visita alla chiesa della madonna dello scalpello. Avevo già visto a casa qualche foto del fiordo di Cattaro ma arrivarci con la moto è decisamente uno spettacolo unico. Mentre parcheggiamo le moto per la visita Peppe scompare dietro una curva con la moto per riapparire alcuni minuti dopo sul mare a prua di un barchino, con il casco in testa, che si sbraccia fuoribordo per indicare al barcaiolo la direzione dell’approdo dove siamo noi. Bastano pochi minuti di traversata per arrivare sull’isolotto in mezzo al fiordo per la visita alla chiesa. Oramai siamo prossimi al tramonto e la luce calda del sole, il mare calmo dentro il fiordo circondato da montagne altissime e ricoperte da vegetazione lussureggiante trasmettono delle sensazioni uniche. Breve ma toccante visita della chiesa (per me forse la cosa più bella di tutto il viaggio) che ha una storia ed una leggenda tutta italiana che risale al periodo quando la Serenissima governava su quelle terre. Purtroppo i tempi sono stretti e dobbiamo ripartire velocemente per arrivare all’albergo in tempi ragionevoli, e infatti ci arriviamo all’imbrunire. L’albergo ha un bel garage capiente per le nostre moto e in questo periodo è semivuoto , facciamo una abbondante cena , qualcuno fa un giretto fuori. Per quanto mi riguarda sto un po’ a chiacchierare nella All dell’ albergo. Paolo ha il portatile e si connette su internet dove diamo un occhiata alle previsioni del tempo ed amenità varie, parliamo un po’ con Ezio e gli altri della tappa del giorno dopo e poi a nanna.
Domenica 8 - Nel giro di una mezzora ci ritroviamo tutti giù a fare colazione. Ezio è alzato da un pezzo ed è già stato a fare un giretto a piedi al porto, e a sentire lui il tempo non promette niente di buono…previsione che si rivelerà azzeccata purtroppo. Ci avviamo uno dopo l’altro a fare il pieno al distributore accanto all’albergo ricompattiamo il gruppo e poi via verso l’interno, Bijelo Polie è la nostra meta. Al inizio saliamo su per le montagne attorno a Bar per godere del panorama della zona. Attraverso strette stradine dove proprio non si scambierebbero due macchine, godiamo di panorami suggestivi sul lago di Scutari che per metà si trova in Albania. Tutto il gruppo sfila veloce in fila indiana con Peppe ed Ezio che vigilano. Alla fine della variante “montana” riprendiamo la statale, che comunque come panorami ,non è da meno della precedente percorriamo canaloni di roccia rossa immersi nella vegetazione bordeggiando il fiume Moraca. Ad un certo punto ci fermiamo per una sosta nei pressi di un non meglio definito” ponte Tibetano” . Sono curioso ..che c’entra il Tibet con il Montenegro !? Dopo quattro passi dalla strada in mezzo all’ erba alta di un pendio che va verso il letto del fiume viene chiarito il mistero; è un ponte sospeso che collega in maniera davvero spettacolare le due rive del canion dove sul fondo scorre placido il fiume che ha dei colori che vanno dal turchese al celeste chiaro. Da subito il gruppo si divide fra quelli che fanno il “gesto dell’ ombrello” al pensiero di montarci sopra ed i più ardimentosi che piano piano vi si avventurano sopra. Io sono fra questi ultimi… passetto dopo passetto mi ritrovo nel bel mezzo … la sensazione e quella di non stare sopra ad una cosa cosi in buono stato e soprattutto “sicura” , ci scattiamo reciprocamente qualche foto per immortalare l’evento . Paolo sembra veramente a suo agio, trova delle assi rotte e ci infila deliberatamente prima il piede e poi mezza gamba e poi mi chiede di fargli la foto ..va be.. ma sbrighiamoci!. Chissà perchè mentre ritorniamo alle moto vedo un sacco di gente che fa la pipi a bordostrada..boh!
Continuiamo a “pennellare” curve in mezzo alle montagne che ci sovrastano da entrambi i lati della strada, intanto il tempo si rannuvola velocemente, adesso ci sono anche delle brevi gallerie da passare e dei viadotti , arrivano le prime gocce d’acqua. Comunque non siamo lontani dalla meta , il paese di Bielo Polie. Arriviamo che il tempo è coperto, ma non piove. Parcheggiamo le moto nella piazza principale del paese, tutte in fila. Siamo decisamente l’attrazione del momento . Arriva, udite udite niente meno che una troupe della tv Montenegrina che ci fanno le riprese ed una intervista.(verso la fine del viaggio a Danilovgrad qualcuno ci dirà di averci visto in televisione). Parcheggiamo presso il ristorante dove è previsto il pranzo e ci infiliamo dentro dove già ci aspetta la tavola imbandita. Dopo l’abbuffata facciamo un giro per il paese e mi ritorna ancora quella sensazione del “come eravamo” ma in questo caso sono dovuto tornare indietro fino a quando avevo i pantaloni corti… il paese è ordinato abbastanza pulito.. ci sono sparse in giro ancora abbondanti tracce del “periodo yugoslavo” , statue in bronzo di soldati, lapidi (che non capisco cosa dicono …ma immagino) e in generale lo stile architettonico è in stile socialista. Comunque devo dire che provo rispetto per questa gente e per la loro storia..
Si riparte in direzione Kolasin , piove.
Viaggiamo veramente piano, già qui le stade sono un po scivolose di suo per uno strano tipo di asfalto che hanno e poi sulle curve hanno l’abitudine di “zigrinarle” e con la moto la sensazione non è il massimo. (solchi profondi pressoche paralleli sulle curve per aumentare l’aderenza…li mo..tacci loro!)
Arriviamo all’ albergo in stile baita di montagna, per fortuna c’è il parcheggio coperto nel quale ci togliamo di dosso le tute che lasciamo ad asciugare stese sulle moto.
L’albergo ha tutti i confort ,sauna, massaggi.. e dopo un po’ che sono li nella All a trafficare su internet vedo un grande andirivieni di gente con l’accappatoio che va a farsi massaggiare …mi sembra di aver capito che la massaggiatrice ha le mani d’oro….mah!
Lunedi 9 – Ci alziamo di buon ora, guardo fuori della finestra e…..sta nevicando!
Sarà una giornata di sofferenza perché non potremo usare le moto ed andare sul passo del Durmitor come previsto!
La tiriamo un po’ per le lunghe, facciamo colazione, andiamo a fare un giretto in paese. C’è bisogno di un riduttore per la presa elettrica del computer di Paolo così decidiamo di andare a cercarlo in paese.
Usciamo e ci rendiamo conto che le temperature sono calate perlomeno di 15 gradi, c’è un vento gelido che spazza le strade e siamo avvolti nella foschia. L’adattatore non si trova, così insistiamo a cercarlo. Giriamo per negozi, ed ogni volta che entriamo dentro ad uno ci pervade un senso di costernazione nel vedere quanta poca roba ci sia. Hanno solo cose essenziali che spaziano dall’edilizia all’agricoltura alla elettricità ecc ma con scelta e quantità veramente minime. Dopo un po’ che giriamo arriviamo alla conclusione che gli adattatori da queste parti non ci sono, allora propongo a Paolo di comprare una spina ed un pezzo di cavo e costruirlo da soli. Torniamo indietro in uno dei negozi che abbiamo passato e a forza di gesti rimediamo il materiale e torniamo in albergo.
Varchiamo la soglia e troviamo gli altri che ancora stanno facendo considerazioni sul partiamo o restiamo..
Veno la busta di plastica e ci chiedono cosa abbiamo comprato…raccontiamo l’accaduto e di come abbiamo “brillantemente” aggirato il problema ma non finiamo di parlare che Angelo se ne esce con “io c’e lo un adattatore di quel tipo …se lo volete ve lo posso prestare..tanto non lo uso…..io e Paolo ci lanciamo uno sguardo di sconsolazione…
Siamo già a metà mattinata e il gruppo ancora non ha preso una decisione sul da farsi. In albergo c’è un altro gruppo di italiani che preparano le moto per partire dato che sono obbligati dal traghetto in Albania che dovranno prendere l’indomani. Scambiamo delle considerazioni sul tempo,le moto e l’itinerario che faranno, poi ci salutiamo. E noi ..sempre qui!..Peppe lancia l’idea di andare a visitare il monastero di Moraca con dei taxi..Accolta! Cominciano i preparativi ,arrivano i taxi, quanti siamo….siamo tutti …manca sempre qualcuno, quando arriva quel “qualcuno” manca “qualcun altro”…..andiamo avanti così per un bel po’ (non dirò quanto..)
Finalmente partiamo. Cominciamo a scendere giù per la strada che abbiamo fatto il giorno prima e ci accorgiamo, dopo pochi km, che il tempo è decisamente migliore. Sembra che Kolasin sia circondata dalla nuvola di Fantozzi..ma oramai siamo rassegnati alla giornata di ozio motociclistico.
Mentre andiamo gìù Peppe prende il microfono del radiotaxi e si mette a fare volante uno a volante due con Gigio che ci precede…è uno spasso! Il tutto va avanti per almeno 15 minuti fino a che una voce in montenegrino o che so io, ci richiama all’ordine….Prontamente il tassista sfila il microfono di mano a Peppe borbottando qualcosa.
Arriviamo a Moraca e lo spirito goliardico non è da meno. Entrando dentro il monastero sulla destra c’è un gruppo di campane in fila sotto una specie di tettoia…ma non vi pare che a qualcuno venga la voglia di suonarle…Gigio come un bambino che a visto un cestino della merenda abbandonato..si attacca. Arriva il un prete ortodosso grande e grosso e con la barba che somiglia a Bud Spencer che lo redarguisce….forse conviene dargli retta!! Ma il palmares della goliardia lo vince senza alcun dubbio Peppe quando siamo sorpresi dal pope anziano nel presbiterio della chiesa, seduti su di una panca che molto probabilmente è il luogo della comunione per gli ortodossi mentre ci stiamo scattando una foto . Il padre ci redarguisce facendoci capire che li non si può stare e cosa fa Peppe….gli si para davanti in ginocchio pronunciando la frase : “Ci scusi Padre se abbiamo peccato!” Il religioso beccato alla sprovvista , dapprima lo benedice toccandogli la testa poi il gesto della mano sembra più dire.. e ora levatevi dai c…..ni!
Rientro a kolasin e pranzo ad un ristorante-pizzeria gestito da una signora italiana.
Per il resto della giornata niente altro da segnalare…
Martedi 10 – Il tempo sembra migliorato ed in ogni caso non ci possiamo più permettere altre giornate di sosta.
Partenza quindi in direzione Gole del Tara. La temperatura è ancora molto bassa e le condizioni della strada sono bagnate, la prudenza è quindi d’obbligo. I panorami che ci circondano sono fatti di alte montagne coperte da foreste di pini innevati. I paesi che incontriamo sono tipici di montagna ,con i tetti delle case aguzzi e le cataste di legna tagliata pronte per il caminetto. Arriviamo alle Gole che sono maestose e strapionbanti. Il fiume scorre la in fondo sempre con i suoi magici colori turchese e blu cobalto.Ci fermiamo per una sosta a base di caffè turco, che ci tonifica e ci rifocilla di tutto il freddo che abbiamo preso. Compriamo alcuni gadgets e poi si riparte. Ancora paesi di montagna con tracce di neve fresca lungo le strade e bellissimi panorami. La strada diventa più stretta e piena di curve e tornanti in mezzo al bosco poi incomincia la discesa verso Ostrog. Ci arriviamo giusto per l’ora di pranzo e facciamo sosta in un area alla base della strada che sale su al monastero. Grande abbuffata di carne alla griglia poi inforchiamo di nuovo la moto per arrivare, attraverso una stretta e tortuosa strada piena di curve, in qualche tratto sterrata, al Monastero. Ostrog è il più grande santuario montenegrino nel quale si conservano i resti di San Basilio di Ostrog. E’ uno dei santuari più importanti del popolo ortodosso nel cui potere miracoloso credono sia i cristiani che i mussulmani. Scendendo giù si troveremo la chiesetta di San Stanko, edificata nel 2005 nella quale si conservano le mani del santo. San Stanko era un pastore che fu ucciso dai turchi.
Ci sono un sacco di pellegrini che affollano il posto , la giornata volge decisamente al bello e fa caldo per il nostro abbigliamento. Il monastero è incastonato in una parete di roccia ,campanile compreso., Dall’entrata del monastero superiore fino alla chiesa superiore bisogna salire 77 scalini, facciamo una breve visita e…abbiamo perso Gigio. Ma lo ritroveremo giù al posto di sosta dove abbiamo mangiato!
In breve tempo siamo a Danilovgrad dove ci aspetta l’albergo piccolo ma carino ed accogliente.
Mercoledi 11 – Partenza con destinazione finale bocche di Cattaro. Prendiamo giù per la E72 direzione Podgorica che traversiamo senza fermarci perché stando a Peppe non c’è niente di interessante da vedere. Poco dopo prendiamo per una stradina che si inerpica su delle alture che ci regalano una vista panoramica su di una parte del lago di Scutari dove facciamo una sosta. Iniziamo poi a discendere verso la cittadina di Rijeka Crnojevica che nel medioevo fu la città più importante del Montenegro e ci facciamo una foto di gruppo sull’antico ponte in pietra sulla riva del lago di Scutari. Noleggiamo delle barche a fondo piatto per andare a fare un giro dell’oasi. Dopo alcuni minuti di barca entriamo ,riducendo la velocità, in un vasto specchio d’acqua ricoperto da piante galleggianti e popolato da uccelli migratori appollaiati tranquilli sulla vegetazione circostante che si lasciano ammirare indisturbati. Lo scenario presenta una collina di forma piramidale al centro circondata dall’acqua quasi interamente ricoperta da piante galleggianti che hanno dei fiori di colore giallo o bianco. E’ uno spettacolo unico!
Il paese è famoso per i ristoranti di pesce ma purtroppo non abbiamo il tempo e dopo un veloce pasto sulle rive del lago a base di affettati e formaggi del posto ripartiamo, aimè costretti ad indossare la tuta anti acqua viste le condizioni meteo. Prossimo obbiettivo il mausoleo di Petar Petrović Njegoš un illustre vescovo e poeta del Montenegro originario di Cetinje . La strada sale abbastanza ripida e si nota il cambiamento di vegetazione mano a mano che saliamo. Tornante dopo tornante il panorama si fa ancora una volta spettacolare nonostante le scarse condizioni di visibilità causa pioggerellina e nebbie sparse. A un certo punto ci fermiamo a pagare il pedaggio dovuto per l’ingresso nel parco del monte Lovcen. In prossimità della vetta è presente neve ghiacciata ai bordi della strada. Finalmente arriviamo, battendo un po i denti, ma arriviamo.
Costruito sulla vetta del Monte Lovcen, si staglia il Mausoleo , una costruzione imponente e severa. Per arrivare realmente in cima ci sono da salire 461 gradini, una volta la, se il tempo è sereno si riesce a vedere persino la costa italiana, dice Peppe. Date le condizioni meteo a nessuno viene in mente di salire ma ci accontentiamo della vista che si gode dal parcheggio e poco dopo infiliamo all’interno dell’edificio che sta alla base dove c’è un bar che ci offre riparo dalla pioggia e per rifocillarci con un buon te caldo. C’è anche un piccolo mercatino di souvenir e cimeli della vecchia Jugoslavia dove compriamo qualche ricordo del posto. Cominciamo la discesa verso Cattaro dove ci attende l’albergo.
I panorami che incontreremo durante la discesa saranno tra i più belli di tutta la vacanza. Ancora una volta mentre scendiamo il tempo volge al bello, deve proprio essere una caratteristica del Montenegro le condizioni meteo cambiano sensibilmente in base alla quota. Arrivo a Cattaro e foto con le moto davanti all’ingresso principale della città fortificata. La visiteremo poco più tardi tornando dall’albergo in taxi.
Le Bocche di Cattaro, penetrano per 28 Km la costa e costituiscono una simbiosi perfetta tra vari ambienti naturali e un ricco patrimonio artistico. E’ il più grande fiordo del Mediterraneo e secondo me anche il pù bello!
Tra le varie cose che ho letto su questa città fondata dai veneziani è che qui esiste persino una specie endemica ,una lumaca (Clausilia catharensis) che vive solo sugli antichi muri della città di Kotor.
Particolarmente importante è anche la posizione geografica, al confine fra Oriente e Occidente, avamposto fortificato della cristianità. Non ha caso nella chiesa della Madonna dello Scalpello c’è l’effige di una croce sorretta da due braccia. Cattolici e ortodossi uniti per difendere la cristianità dagli attacchi dei turchi ottomani il cui impero confinava con il Montenegro. Insomma per me questi sono luoghi pieni di suggestioni.
L’albergo è nei pressi di Orahovac proprio sulla riva del mare, veramente caratteristico. Messe le moto a riposo torniamo in città con dei taxi e ci godiamo una passeggiata tra i vicoli di Kotor dove l’influenza veneziana nell’architettura della città si fa sentire. Venezia ha il dominio di questa zona dal 1300 al 1650 circa, ma già nel 1200 vengono fondati dei monasteri francescani e benedettini e dal punto di vista religioso fa parte della diocesi pugliese. Persino nell ‘impresa dei mille Garibaldi scrivendo dei fatti nella sua opera I Mille cita, tra i pochi, Marco Cossovich, nativo di Venezia ma di famiglia e sentimenti bocchesi. Insomma , a parte i sentimenti patriottici, questo posto oltre ad una posizione unica,ha veramente una storia interessante da raccontarci e meriterebbe, a mio parere, di tornare…chissà in futuro vedremo!
Giovedi 12 – Queste montagne strapionbanti sul fiordo di Cattaro ci sono così piaciute che abbiamo deciso di ripetere l’impresa del giorno prima e ci risaliamo sopra per godere ancora dei panorami della zona. Poi il tempo stamani è decisamente più promettente di ieri e allora..ripartiamo! Valicate le montagne ci dirigiamo sulla costa che abbiamo solo intravisto all’arrivo. Sosta per il pranzo e visita a Budva. Anche questa cittadina è molto bella com’è affacciata sul mare e tanto per cambiare anche questa fortificata. Qui decisamente lo standard è più elevato, niente a che fare con l’interno del Montenegro, il pranzo è ottimo a base di pesce. Riusciamo a fare anche un assaggio di datteri di mare! Ripartenza poi per Sveti Stefan che però ,purtroppo, non si può visitare dato che è diventato un resort in mano agli sceicchi arabi. Ci accontentiamo di vederla dalla riva seduti ad un bar che si rivelerà il più caro di tutto il Montenegro!
Torniamo a Kotor nel pomeriggio per una ulteriore visita della città. Stesso albergo del giorno precedente. Oramai siamo quasi alla fine della vacanza. Domani ripartiremo per la tappa di trasferimento verso Spalato dove ci attende il traghetto per Ancona.
Venerdi 13 –Partenza di buon ora dati i km da fare. Il tempo è buono e fa caldo ed è veramente un piacere percorrere la litoranea curva dopo curva mai uguale. Cerco di rubare con gli occhi tutto quello che posso, nel tentativo di fare una scorpacciata di questi bei panorami dato che per un pezzo non potrò tornare da queste parti. Devo proprio dire che queste zone mi sono piaciute, non hanno deluso le mie aspettative anzi in più di un caso mi hanno sorpreso. Passiamo a ritroso le frontiere dell’andata poi da un certo punto in poi deviamo all’interno per andare a pranzare in una trattoria di paesino che Ezio e Peppe conoscono. Tanto per cambiare il tempo si rannuvola e fa solo due gocce e niente più. Anche qui Peppe non si smentisce e riesce a farsi dare una fochettata di riso al nero di seppia da un prete, che come noi, sta pranzando da solo ad un tavolo in disparte.
Il gestore vede la scenetta e ci propone un piatto di assaggio del succitato risotto per ciascun tavolo, proposta accolta! Il caffè non è possibile prenderlo dato che pare ci sia una specie di sospensione dell’energia elettrica nella zona, l’austerity! . Lo prenderemo ad una area di sosta in una autostrada nuova e semideserta. Si vede che per gli standard locali è troppo cara! Arriviamo a Spalato e ci mettiamo in coda per il traghetto. Dato che è presto lasciamo li le moto ed andiamo a fare un giro per il centro. Spalato è molto carina, un bel porto pieno di navi e barche, c’è un sacco di gente in giro che va e che viene. Visitiamo le rovine del palazzo di Diocleziano, vediamo la cattedrale con il suo campanile che è anche il simbolo della città. Qua e la sono ancora visibili le tracce della colonizzazione veneziana attraverso le inconfondibili architetture di alcuni palazzi. Percorriamo infine la via Marmontova una ampia strada pedonale lastricata che segna il perimetro più occidentale della città vecchia, piena di negozi ,banche e bancarelle turistiche. Ci concediamo ancora qualche vicolo all’interno della parte vecchia ma poi dobbiamo tornare al traghetto, oramai è ora. Sul traghetto, come del resto all’andata, sono presenti numerosi gruppi religiosi che sono stati in visita a Medjugorje.
Sabato 14 – Sbarco alle 8 circa saluto tutti gli amici vecchi e nuovi e mi avvio con Peppe verso casa dato che lui va a Livorno abbiamo l’occasione di fare strada insieme. Spuntino ad un ‘area di servizio nei pressi di Arezzo e poi ci salutiamo. Alla prossima! E’ stato un piacere Peppe! In realtà una mezza idea per la “prossima” la abbiamo già…vedrem.., forse ci ritroveremo da queste parti a raccontare anche quella!
Franco Ceccherini