Irlanda in moto agosto 2017

Tra folletti, arcobaleni e pentole piene di monete d’oro. - a cura di Mauro Tamagni

 Per fare un viaggio così o si è masochisti o si ama profondamente viaggiare in moto. Probabilmente un po’ dell’uno e un po’ dell’altro perché affrontare pericoli, freddo, caldo, vento ed... irlanda racconto
 

Tra folletti, arcobaleni e pentole piene di monete d’oro. - a cura di Mauro Tamagni
- Peppe Pagano 22 agosto 2017 ore 21:32 -
"Sono convinto di non avervi ringraziato a sufficienza e vorrei continuare a farlo…sapete… quando sorridendo dico la frase “Motoexplora non organizza viaggi ma realizza sogni” in fondo non è uno scherzo... si tratta del mio sogno... riuscire a condividere con delle belle persone la mia grande passione di viaggiatore e.. spero di esserci riuscito, se così non fosse stato vi prego di perdonarmi… e per dirla tutta sarei davvero felice se, anche una piccola parte di quel sogno, potesse diventare vostra. Un abbraccione a tutti. Peppe."

Con questo semplice ed accorato WhatsApp comparso sul gruppo “Irlanda 2017“, il nostro tour leader Peppe Pagano ci salutava ponendo fine al viaggio iniziato domenica 6 agosto a Bardonecchia e conclusosi a Digione il 21 dello stesso mese dopo una cavalcata in moto di circa 5000 km.
Per fare un viaggio così o si è masochisti o si ama profondamente viaggiare in moto. Probabilmente un po’ dell’uno e un po’ dell’altro perché affrontare pericoli, freddo, caldo, vento ed ogni possibile condizione atmosferica, mette sulla bilancia i pro e i contro di un modo di viaggiare decisamente molto poco comodo, ma che però da grandi soddisfazioni e regala un grande senso di libertà.
Quando parlai ad amici e parenti del viaggio al quale io e mia moglie volevamo partecipare, ricevetti quasi sempre occhiate che andavano dal compatimento all’invidia, accompagnate il più delle volte dalle classiche battute che ti vorrebbero dire “ma chi te l’ha fatto fare?”.
I sogni sono però il sale della vita e noi cullavamo questa aspirazione da parecchio tempo. Conosciamo Motoexplora e Peppe Pagano da molti anni e quando ci propose questo viaggio aderimmo molto volentieri.
Come capita sempre il viaggio iniziò molto prima di quando fisicamente ci mettemmo in marcia e anche questa volta la preparazione fu lunga e laboriosa. La novità fu il continuo scambio sui social di messaggi tra i partecipanti che non si conoscevano, creando quell’atmosfera di cameratismo propria di un gruppo che affronta assieme una bella avventura.
Rispolverati caschi, tute e attrezzature varie da viaggio era ormai l’ora di una revisione generale al nostro fido “cavallo d’acciaio” che, portato dal concessionario per un tagliando anticipato, fu presto in condizioni di affrontare il lungo viaggio quale si prospettava.
Che non fosse una passeggiata di salute l’avevamo intuito dalla pianificazione del progetto Irlanda 2017, che portava uno sviluppo piuttosto lungo anche se inframezzato da moltissime soste, ma a noi piacciono le sfide e, malgrado le nostre non poche primavere, preparammo il tour con entusiasmo.
Dopo aver caricato la moto all’inverosimile, io e mia moglie partimmo domenica mattina 6 agosto alla volta di Bardonecchia, dove era previsto il raduno della maggior parte dei partecipanti al tour.
Come capita spesso, la posizione panoramicissima dell’hotel era raggiungibile da più strade di cui una sterrata e praticamente impraticabile per un mezzo come il nostro. Naturalmente il navigatore imboccò quest’ultima facendoci perdere una buona ora per recuperare la strada maestra. Fortunatamente un valligiano che guidava una Land Rover ci aiutò a tornare sulla retta via. La piscina dell’hotel ritemprò le nostre forze fino all’ora di cena durante la quale incontrammo i nostri futuri compagni di viaggio.
La mattina seguente incontrammo il resto della squadra all’imbocco del tunnel del Frejus, destinazione Parigi. Iniziava il vero viaggio.
Arrivammo all’albergo della capitale francese verso sera dopo una galoppata di quasi 700 km e ci concedemmo una cena in un ristorante che trovammo aperto anche ad ora tarda, all’ombra della splendida torre Eiffel.
Una giornata a bearci tra le bellezze di Parigi era d’obbligo e noi ci tuffammo, il giorno seguente, nella Ville Lumière passeggiando nella capitale francese come dei veri turisti.
Il viaggio proseguì la mattina seguente con una breve visita alla famosa Versailles, per poi continuare e raggiungere quella anomalia della natura che è Mont Saint-Michel. Essa è una collinetta rocciosa in mezzo ad un’immensa spiaggia di sabbia inondata quattro volte al giorno dalla marea oceanica. Su questo atollo, oggi collegato alla terraferma con una passerella sulla quale si può transitare solo a piedi o su un pulmino abilitato all’incarico, sono stati costruiti nei secoli un monastero, un castello e un borgo molto caratteristico. Malgrado oggi sia diventata una grande attrazione turistica, rimane imponente lo spettacolo del mare che inonda la spiaggia come un fiume in piena.
Raggiungemmo il traghetto che ci avrebbe trasportato in Irlanda il giorno seguente, dopo aver visitato i luoghi dello sbarco alleato in Normandia il 6 giugno del 1944. Consapevoli che tale luogo fu la chiave di volta della seconda guerra mondiale, non potemmo non commuoverci nel vedere la distesa di croci bianche che ricordano il sacrificio di poveri ragazzi per la nostra libertà, falciati dalle mitragliatrici naziste.

“..il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce”

Oscar Wilde è il nome del traghetto di una compagnia irlandese che ci portò, attraverso una comoda traversata notturna, dal porto francese di Cherbourg a quello irlandese di Rosslare, dal quale in serata raggiungemmo la cittadina di Cork guidando per la prima volta sulle strade a sinistra.

Debbo confessare che dopo quarant’anni di patente durante i quali ho viaggiato rigorosamente a destra non è stato facilissimo viaggiare sulla mano contraria, soprattutto quando da dietro una curva spuntava un mezzo che istintivamente ti faceva sentire fuori posto. Il disagio della guida a sinistra fu però presto superato malgrado le strade strette e particolarmente ondulate anche se estremamente curate.
Un’altra caratteristica erano i cartelli bilingue di cui una inglese, mentre la seconda intraducibile scoprimmo fosse l’antico celtico ancora oggi parlato e insegnato a scuola.
Pian piano il nostro gruppo di motociclisti si immedesimò nell’ambiente circostante, fatto di sterminate verdi vallate, scogliere a strapiombo sull’oceano, basse fattorie sperdute nella brughiera, armenti liberi di muoversi tra prati verdissimi e laghi lucenti.
Il paesaggio incantato non poteva che alimentare la nostra fantasia alla ricerca della tradizione che vuole un lepricauno o folletto dei boschi a guardia di una pentola piena di monete d’oro posizionata alla base di un arcobaleno.

“..il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce”

Il sogno continuò tra le rovine del castello di Ross prospicente un incantevole lago che la tradizione vuole infestato da fantasmi, proseguì attraverso il parco di Killarney, il Ring of Kerry fino a Waterville e attraverso una panoramicissima strada che attraversava il passo di Ballighisheen (alla favolosa quota di 304 m/s.l.m.) per raggiungere in serata nuovamente Killarney.

“..il cielo d’Irlanda si sfama di muschio e di lana”

Il giorno seguente prendemmo direzione Galway dopo aver visitato la ricostruzione di un villaggio celtico medioevale vichingo, davvero molto caratteristico, e le famose scogliere di Cliff of Moher a picco sul mare alte centinaia di metri. Imponente e maestoso è la visione delle coste oceaniche sferzate dal vento che ricordano tanto il famoso libro di Emily Brontë Cime Tempestose.

“.. il cielo d’Irlanda si spulcia i capelli alla luna”

Attraverso il meraviglioso parco di Connemara arrivammo, nella serata del giorno seguente, a Sligo, beati della meraviglia del clima, ma soprattutto del cielo di mille colori.
Oltre al verde dei prati, l’azzurro dell’oceano, lo scuro delle scogliere e le strade strette con la guida sinistra, la caratteristica dell’Irlanda è proprio il continuo alternarsi delle condizioni climatiche tanto che viene chiamata” la terra dove vivi le quattro stagioni tutte in un giorno” e noi lo abbiamo verificato per tutto il periodo trascorso sull’isola.

“..il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo”

La Belfast inglese, caleidoscopica città affrescata da centinaia di murales inneggianti alla sanguinosa faida tra cattolici e protestanti, fu l’ulteriore tappa che raggiungemmo in serata dopo aver visto il maestoso castello di Dunluce a strapiombo sull’oceano e visitato l’unico sito Unesco dell’isola che è il Giant’s Causeway. Trattasi di formazioni rocciose naturali su impervie scogliere che formano una specie di pavimento fatto di blocchi di pietra, simili a piastrelle di grandi dimensioni particolarmente caratteristiche tanto che il nome che gli hanno dato sarebbe” il selciato del gigante”.

“.. Il cielo d’Irlanda è un enorme cappello di pioggia”

Da Belfast a Dublino, continuazione del viaggio, fu proprio il momento dove il sogno si fuse con la realtà e la fiction, quando visitammo la foresta incantata e il famoso castello di Ward, celebre per essere stato il set dove vennero girate molte riprese della serie Il Trono di Spade. Malgrado tentassimo di cercare tra i rami degli alberi o tra i merli del castello, non notammo nessun folletto o forse si nascondeva sotto le spoglie del nostro Peppe nelle vesti di guida.
Che ci incantò fu però la visita ad una sontuosa residenza di un lord inglese, oggi trasformata in museo, nella quale lo splendore delle suppellettili ci fece ammirare quanta e quale opulenza era la normalità in quelle stupende dimore anglosassoni.

“.. il cielo d’Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia”

Dopo tanti chilometri e tante visite a vari siti sempre impacciati dalle tute da viaggio, finalmente il giorno seguente lo dedicammo alla visita di Dublino accompagnati da una guida che parlava la nostra lingua. Fu la vera occasione per scoprire la storia, la cultura e le tradizioni celtiche irlandesi presenti in mille forme nei paesaggi, nelle costruzioni, ma soprattutto nella popolazione fiera delle proprie origini.

Oltre la cattedrale del Santo protettore d’Irlanda San Patrizio, il cui simbolo è proprio il trifoglio che compare spesso nei richiami di quella terra ad indicare la trinità di Dio, concentrammo due visite ad altrettante eccellenze dublinesi: la distilleria di Whisky Jameson e la famosissima fabbrica della birra Guinness. Estremamente interessanti entrambe hanno solleticato non solo il nostro sogno, ma anche il nostro spirito (inteso come alcol) dandoci un’altra visione della cultura e delle tradizioni irlandesi.

“.. il cielo d’Irlanda fa il mondo in bianco e nero ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero”

Fu ancora il traghetto Oscar Wilde che il giorno seguente ci portò dal porto irlandese di Rosslare, a quello francese di Cherbourg dove approdammo il mattino seguente a seguito di una traversata tranquilla ma piena di nostalgia per la vacanza che finiva.

“..dovunque tu sia bevendo con zingari o re

Il cielo d’Irlanda si muove con te Il cielo d’Irlanda è dentro di te.”

Digione in Francia fu l’ultima tappa del viaggio dove alloggiammo, dopo un lunga cavalcata attraverso la pianura francese, in un caratteristico hotel del 1600 trasformato in una fiabesca dimora.
Il viaggio era finito e con esso il sogno dell’Irlanda. Dopo baci e abbracci tra tutti i partecipanti, il mattino seguente ognuno prese la via di casa raggiungendola attraverso vie diverse. Ci sarà tempo adesso per riguardare le fotografie scattate a centinaia e raccontare ad amici e parenti le avventure e le emozioni passate.
Ringrazio Motoexplora e in particolare il nostro lepricauno Peppe Pagano per aver realizzato il nostro sogno e perché ancora come dice la canzone: “..il cielo d’Irlanda ormai è dentro di me “.
Mauro Tamagni