Tunisia ottobre 2018 due storie

Tunisia ottobre 2018, due storie... - a cura di Mario Pasino e Mauro Tamagni

Un viaggio intenso e pieno di emozioni, due racconti, medesime emozioni e.. cominciamo dal primo.. tunisia collage 2018
 

Tunisia ottobre 2018, due storie... - a cura di Mario Pasino e Massimo Tamagni
Un viaggio intenso e pieno di emozioni, due racconti, medesime emozioni e.. cominciamo dal primo..
DATTERI E DROMEDARI - a cura di Mario Pasino
La tentazione è troppo grande. L'affascinante Tunisia è riaperta dopo qualche anno di chiusura involontaria, legata agli attentati vigliacchi che hanno messo in ginocchio turismo e popolazione. Peppe, Profeta di Motoexplora, che ben conosce la regione, organizza il viaggio per la fine di Ottobre. Chiudo lo studio, rimando i pazienti e mi accingo all'avventura. Sono disponibile a partire anche da solo ma un gruppetto di irriducibili cremonesi, con cui ho diviso tante avventure su due ruote, si dichiara pronto alla partenza. La moglie, manco a dirlo, non molla la presa, aderente come una cozza.

VENERDI' 19 OTTOBRE
Aria frizzante e nebbia ci accompagnano alla partenza. Superato l'Appennino un caldo sole è di buon augurio. Riunione in autostrada con gli amici di Treviso. Il gruppetto dei cremonesi arriva in perfetto orario e con il serbatoio pieno (come prescritto dal Profeta) al porto di Civitavecchia. Trionfale arrivo contromano al molo d'imbarco con sconcerto dei camionisti in attesa. Rivedo con piacere lo Svizzero Volante, compagno di precedenti avventure. Da vero nababbo svizzero arriva in mercedes con carrello al seguito. Nel tragitto per arrivare a Civitavecchia ha già perso il casco ed è stato costretto a comprarne uno nuovo. Appena scaricata la Goldwin perde anche la pesantissima giacca da motocicletta, con le tasche piene di franchi, ma non mostra preoccupazione alcuna. La ritroverà sulla nave (franchi compresi) raccolta da un'anima pia. Tra motociclisti funziona così. Appare incomprensibile il motivo per cui abbia portato la giacca, visto che viaggia sempre, con qualunque temperatura, in maglietta, ma si sa che gli svizzeri sono gente strana.
Nonostante il numero esorbitante di motociclette l'imbarco, coordinato dal Profeta, avviene in ordine perfetto. C'è da dire che il Profeta è coadiuvato dal Sottoprofeta abissino Oscar e dal Beduino Hosni e amorevolmente assistito dalla moglie del Profeta Gabriella e dalla seguace Daniela. La presenza delle due signore ingentilisce non poco la rude equipe di Motoexplora. Nave semivuota e sistemazione in ampie cabine esterne.

SABATO 20 OTTOBRE
Il tedio della navigazione è interrotto dalla vivace riunione in cui il Profeta presenta lo staff ed i partecipanti (la maggior parte dei quali già si conoscono tra loro). Fatte le raccomandazioni del caso e impartite importanti istruzioni di viaggio. Si raccoglie una cassa comune affidata a “miss Cassa” già esperta in questo genere di gestioni. Dopo aver rovistato in tutti i cestini della nave alla ricerca di parti del biglietto, indispensabili per lo sbarco e da me inavvertitamente gettati (con gran divertimento di mia moglie Nadejda) vengo intrattenuto dallo Svizzero con la romantica storia del suo incontro con la moglie Erika. Fingo di non aver già ascoltato più volte la storia e mi diverto comunque. Ancora maggiore il divertimento di Nadejda che non conosceva il personaggio. Sbarco in serata in perfetto orario ma Hosni avverte che il difficile comincia adesso. Dogana tunisina: tutti in fila in attesa di non si sa cosa. Passa un funzionario e consegna moduli da compilare, poi ripassa e timbra i moduli. Tutti in fila ad uno sportello con passaporto e modulo. Fila da ripetere perché serviva il libretto di circolazione (che peraltro non viene degnato di uno sguardo). Allo sportello nuovo timbro su modulo e passaporto. Nuova fila per nuovo timbro sul retro del medesimo modulo da parte di un differente funzionario (ogni doganiere un timbro, è il motto tunisino). Gli stessi funzionari ritirano poi una parte dei moduli da loro stessi precedentemente timbrati, dopo un'ulteriore fila (questa volta in motocicletta). Parte del modulo è da conservare gelosamente con il passaporto, in assenza di esso non sarà possibile lasciare la Tunisia (in realtà lo cestinerò al ritorno in Italia, una volta accertato che nessuno lo ha più richiesto). Sono i misteri del mondo arabo. Il Profeta è soddisfatto perché abbiamo contenuto in soli 90 minuti le procedure doganali (il Beduino assicura che può andare molto peggio). Attraversiamo Tunisi nella notte scortati da una macchina della guardia nazionale e prendiamo l'autostrada per Hamamet. Arriviamo in albergo verso l'una di notte. Cena rapida e tutti a letto con la raccomandazione di non bere l'acqua del rubinetto.

DOMENICA 21 OTTOBRE
Una bella giornata di sole ed il mare ci accolgono al mattino. Il Profeta, dotato di sirena, chiama a raccolta la truppa. Nel frattempo devo riascoltare l'esilarante avventura del cavallo Silver, acquistato dallo Svizzero per l'ippica e finito in padella. Scarico i bagagli sul furgone d'appoggio targato Motoexplora e guidato da Hosni e provo l'ebbrezza del viaggio in comitiva. E' la prima volta con un gruppo così numeroso ma tutto procede senza intoppi. Anche l'attraversamento di una cittadina con giorno di mercato e traffico di animali, pedoni e motocicli viene superato senza danni (anche per la preziosa collaborazione della polizia locale a cui i motociclisti stranieri devono risultare simpatici). Raggiungiamo Kairouan dove parcheggiamo i mezzi in casa di tale Adel, venditore di tappeti salutato dal Profeta con effusioni degne di un fratello di sangue. Ci avviamo a piedi, nonostante le proteste dell'amico ingegnere, soprannominato in questo viaggio la Tigre del deserto. L'antichissima moschea (settimo secolo) è una delle più importanti del mondo islamico e vale da sola la sosta a Kairouan. Passeggiata per la medina, attraverso vicoli bianchi e negozietti caratteristici. La Tigre segue, borbottando ma segue. Noto lo Svizzero dotato di una macchina fotografica dal peso non inferiore ai 4 kg e degna di un fotografo professionista, impegnato a fotografare un topo in gabbia. Mah !! Gente strana gli svizzeri. Sosta indimenticabile in un panificio dove tutto si svolge ancora come in epoca pre-coranica. Pane squisito, nessuno si tira indietro. Si ritorna a casa di Adel dove ci viene servito un pranzo da ristorante stellato (il migliore di tutto il viaggio). Applausi a scena aperta alla moglie di Adel che, timidissima, cerca di nascondersi. Dopo pranzo i motociclisti sembrano poco interessati ai tappeti. L'unica che casca nel trappolone è Nadejda. Vani i miei tentativi di ricordarle che siamo in moto. Risultato: due tappeti comprati per la gioia di Adel. Per fortuna c'è il furgone. Dopo una tappa di trasferimento, al tramonto raggiungiamo i ruderi dell'antica città romana di Sufetula. Guardie armate custodiscono le nostre moto e fermano il traffico per farci attraversare la strada. Da queste parti ci fanno sentire importanti. Il posto è stupendo. Come essere a Pompei ed essere da soli senza turisti. La luce poi è fantastica, ideale per la fotografia. Persino la Tigre del deserto si commuove. L'albergo dove pernottiamo è a poche centinaia di metri. Standard tunisino ma suonatori che ci accolgono e trascinano i motociclisti in sfrenate danze tribali. Tutto molto bello. Passano in secondo piano gli inevitabili disagi della tradizione alberghiera africana. Mi era capitato di essere in una stanza senza acqua calda ma mai senza acqua fredda. Il miscelatore ha solo due posizioni: bollente e molto bollente. Pazienza, farò la doccia domani.

LUNEDI' 22 OTTOBRE
La lunga carovana è fermata da un posto di blocco, sembra che la strada sia interrotta per le recenti alluvioni. Interrotta per tutti ma non per Motoexplora e per il suo Profeta. Dopo una breve trattativa proseguiamo preceduti da una macchina della guardia nazionale. Il Profeta sostiene di mantenersi sui 100 km orari di velocità media, io, per stargli dietro, devo mantenermi sui 140. Va bene lo stesso. Sia come sia la moto degli amici della Val Camonica decolla su un dosso dissuasore e perde fanale e specchietti retrovisori. Per poco non perde anche la passeggera. Proseguono imperterriti e incerottati. Lo scooterista al seguito rimane senza benzina causando fastidio ed ironia. A causa di questi piccoli inconvenienti la truppa sosta lungamente al pittoresco bar New York insieme a giovani sfaccendati locali assorti sui telefonini, mentre il sottoprofeta Oscar va avanti e indietro per risolvere i guai. Sosta abbastanza piacevole se si evita di accedere ai servizi igienici. Chi è andato in bagno parla di esperienza indimenticabile. Una delle operazioni più complicate è la sosta per il rifornimento ma fare benzina a 55/70 centesimi di euro al litro rimane comunque una goduria. Fingendo di dover far benzina evito di riascoltare la storia dello scherzo del cioccolato e lascio la moglie in balia dello Svizzero. Raggiungiamo Chebika per pranzo, un'oasi di montagna, un posto stupendo. Due motociclette si sono perse ma vengono recuperate grazie alla solerte opera di Hosni ed Oscar. Pranzo piacevolissimo su una terrazza vista cascata. Dopo mangiato il Profeta, la Tigre ed altri sportivoni rimangono sulla terrazza a fumare mentre il grosso del gruppo, guidato da Oscar e da una guida locale, fa una lunga passeggiata che ci conduce in fondo ad un canyon e ai piedi della cascata stessa. Chebika è un luogo da non perdere. Risaliti in sella, ci avviamo per percorrere la famosa strada di Rommel. Si tratta di una strada chiusa al traffico (non per noi ovviamente) che con molte curve attraversa un tratto di deserto roccioso. Purtroppo le condizioni del fondo stradale sono disastrose ma non tali da frenare lo scatenato gruppo di Motoexplora. In compenso il paesaggio al tramonto è da mozzare il fiato. La giornata si conclude con una lunga galoppata al chiaro di luna (quasi piena) attraverso il deserto. Qualche insidia è riservata dal guado di piccoli corsi d'acqua semi asciutti ma, sotto la supervisione del Profeta e del sottoprofeta, il gruppo supera le insidie senza perdite e senza danni. Atmosfera magica ed arrivo a Tozeur in serata. Albergo di grande impatto scenico e serata tiepida che invoglia alle confidenze. Mentre lo Svizzero appare impegnato nell'ennesima telefonata all'amata Erika (incurante dei costi della connessione) la Tigre, il Sindaco ed il Profeta si scambiano irriferibili opinioni sull'utilizzo dei dromedari.

MARTEDI' 23 OTTOBRE
Una pista in terra battuta ci conduce a Nefta ed oltre dove il deserto è quello da cartolina delle dune sabbiose. I più audaci azzardano evoluzioni da enduro sulla sabbia. Qualcuno cade senza conseguenze. La visita di quello che rimane del set di “Guerre stellari” è un po' turistico-commerciale con tanto di negozietti e beduino che offre una piccola volpe del deserto dalle gigantesche orecchie per foto ricordo. Lo Svizzero acquista un serpente mummificato e due scorpioni secchi da regalare all'amata Erika. Non oso pensare alla reazione della signora. Una lunga (troppo) strada diritta taglia il deserto ed il famoso lago salato costeggiando il confine con l'Algeria,. Ce lo ricorda la presenza di guardie armate disperse nel nulla assoluto che attraversiamo. La strada è insidiosa perché asfaltata ma battuta dal vento e con un sottile strato di sabbia alzato dalle motociclette in una nube che avvolge tutto. Il paesaggio è spettrale, calcinato dal sole ma affascinante. La coraggiosa comitiva di Motoexplora raggiunge un villaggio, che risulta essere il villaggio del nostro beduino Hosni, stanca per la lunga tappa e con le mutande piene di sabbia. In compenso l'accoglienza, superato un difficile passaggio sulla sabbia che fa qualche vittima, è calorosa e magnifica. Siamo infatti ospiti della famiglia di Hosni nel palmeto che rappresenta la loro fonte di sostentamento. La moglie di Hosni è una bella e giovane signora mora, i due bimbi sono vivaci e simpatici e la suocera quanto di più lontano dal cliché della suocera occidentale che conosciamo. Tanto era turistico-commerciale la visita del set di Guerre Stellari quanto autentica la calorosa ospitalità offerta da questo pranzo all'aperto nel palmeto di Hosni. Il problema se mai è riuscire a sedersi per terra assumendo la necessaria posizione del loto. La Tigre ed il Profeta ci rinunciano senz'altro e preferiscono mangiare in piedi, io non nascondo qualche difficoltà ma le supero brillantemente. Anche l'amico Zazza ha qualche difficoltà a parcheggiare la sua massa imponente. Alla fine si mangia, si chiacchiera, si assiste all'ardimentosa raccolta dei datteri sulle palme. Ci si commuove persino ai racconti di vita di alcuni dei motociclisti e il Profeta versa qualche lacrima (non saranno le ultime). Convinco lo Svizzero a non arrampicarsi a piedi nudi sulle palme ma mi tocca riascoltare la storia dello scherzo del cioccolato. Altre lacrime salutando la famiglia di Hosni ma veramente un'esperienza fuori del comune. Dopo aver assistito ad uno spettacolo folcloristico di cavallerizzi al tramonto, e con la luna piena che sorge sul deserto, si arriva in albergo a Douz.

MERCOLEDI' 24 OTTOBRE
Giornata moto-free che giunge a proposito dopo la sfacchinata di ieri. La comitiva decide coraggiosamente di recarsi in città a piedi attraversando un palmeto. Notizie contraddittorie sulla strada da percorrere. Si è parlato di 2 km ma risulta essere un conteggio alla tunisina corrispondente a 6 km secondo il conteggio europeo. Tigre alla disperazione. Quasi tutti ricorrono a taxi di emergenza, pochi ardimentosi (tra cui non il sottoscritto) raggiungono la piazza del mercato con le proprie gambe. Si scatena la caccia all'acquisto, al souvenir e all'abbigliamento tradizionale beduino, utile per la serata programmata nel deserto. Sosta in un bar con terrazza e vista sulla piazza. Qualcuno guarda la registrazione della vittoria della Juventus in champions league (io) qualcun altro si diletta con il narghilé, altri cazzeggiano. Ci trasferiamo quindi in un ristorante locale dove pranziamo alla buona ma con piacere e soddisfazione. Riesco a deviare lo Svizzero che vuole raccontarmi le sue avventure di caccia in Ungheria, sulla coppia di ragazzi romani che sono i più giovani di tutta la compagnia e nella loro ingenuità non riescono a sottrarsi e sono costretti a sorbirsi anche il racconto dell'incontro con Erika. Mi sento leggermente in colpa incontrando lo sguardo disperato della ragazza. Dopo il ritorno (taxi) in albergo e un breve relax in piscina, ci ritroviamo, tutti bardati alla beduina, per la gita nel deserto in sella ai dromedari. Chi pensava ad una semplice e folcloristica passeggiata deve ricredersi. Si tratta di un trasferimento di un paio d'ore, faticosamente abbarbicati sulla gobba degli animali. Il sole tramonta e solo una splendida luna piena ci consente di ammirare il deserto in notturna. Il paesaggio è suggestivo ma la fatica è tanta e lo stress per le nostre terga devastante. Procedo di fianco alla Tigre che cavalca un dromedario alto la metà del mio. Dal basso sento provenire imprecazioni continuate. Il mio animale soffre di evidenti disturbi intestinali, ma sono problemi di chi segue in carovana. Quando ormai disperavo, si giunge a destinazione all'accampamento beduino. Raggiungiamo carponi il fuoco acceso in mezzo al campo dove stanno cuocendo del pane sotto la cenere. Nella tenda dove viene servita la cena si ripropone il solito problema di sedersi a terra nella posizione del loto. Sfinito dalla cavalcata sul dromedario mangio sdraiato bocconi (e non sono l'unico). La parte più divertente della serata è costituita dall'investitura del beduino onorario (Giuliano) tutti riuniti intorno al fuoco. Seguono investiture per tutti. Io divento svizzero onorario e lo Svizzero viene nominato “terun” . Cori, canti e risate fanno trascorrere rapidamente la serata. In uno dei suoi rari momenti di saggezza il Profeta aveva già precedentemente deciso per il ritorno in hotel in fuoristrada. Che Allah lo benedica. Non voglio sentir parlare di cammelli o dromedari prima del prossimo passaggio della cometa di Halley.

GIOVEDI' 25 OTTOBRE
Si riprendono le motociclette, dopo la giornata di sosta, si lascia Douz e si incontra la prima vera strada motociclistica del percorso. Ampi curvoni aperti in salita con fondo stradale perfetto e la banda di Motoexplora apre il gas verso Matmata. Dopo una breve sosta si decide di visitare una casa troglodita che appartiene ad una vecchia fiamma del Profeta. La moglie non sembra nutrire alcuna preoccupazione. Bella l'accoglienza, come sempre. Poiché la strada da percorrere non è poca si decide di saltare il pranzo. La decisione non trova concorde Nadejda che, non so come, riesce a procurarsi un pollo arrosto ed una grossa pagnotta che consumo, sotto gli occhi concupiscenti di Zazza, seduto in una stazione di servizio. durante un'interminabile sosta rifornimento. Anche questa è la Tunisia di Motoexplora. Nel pomeriggio raggiungiamo finalmente la regione di Tataouine. Bellissima. Un deserto roccioso, rosso, con strade in saliscendi, ricche di curve. Panorama affascinante nella luce del tardo pomeriggio. Sembra di percorrere la Monument Valley. Raggiungiamo la suggestiva ed antica moschea dei sette dormienti con le sue lunghissime tombe che ospiterebbero, dice la gente del luogo, addirittura le spoglie di giganti di origine extraterrestre. Comunque sia il posto è veramente magico. Come magico è il successivo Ksar (Castello) che andiamo a visitare. Abbarbicato sulla roccia, mezzo in rovina e mezzo abitato, più che un castello sembra una città di pietra. L'allegro compare palermitano Giovanni, credendo di essere a Monreale, lo percorre a dorso di un ciuco raccolto per strada. A sole ormai tramontato raggiungiamo l'albergo, come al solito una bella location con camere nel più tradizionale standard tunisino (porte e finestre che non chiudono, wc malfunzionante, doccia improbabile etc. etc.). Nessuno si lamenta, la suggestione di questi bellissimi posti vale ampiamente qualche scontato disagio. A cena, dopo essere faticosamente riusciti a zittire una banda di musici molesti, si festeggia con canti, torta ed auguri il compleanno di miss Cassa. La Tigre intrattiene un pubblico attento con racconti, ricchi di particolari, della propria vita matrimoniale. I più lo ascoltano interessati. Da non credere.

VENERDI' 26 OTTOBRE
Quella di oggi è una lunga tappa di trasferimento con qualche sosta. In una di queste siamo assaliti da una torma di ragazzini usciti da scuola il cui obiettivo pare essere quello di riuscire a farsi un selfie con noi e con le nostre motociclette. Oltre al continuo rapporto con le forze dell'ordine, anche l'amichevole partecipazione della popolazione locale (specie i più giovani), eccitata alla presenza del folto gruppo di Motoexplora, è stato uno dei motivi conduttori di tutto il viaggio. Nel pomeriggio si giunge ad El Jem dove visitiamo l'imponente anfiteatro romano. Sembra che qui siano state girate diverse scene del film “Il Gladiatore”. Sulle orme e nei panni di Russel Crowe perfettamente a suo agio la Tigre, L'arrivo in serata in albergo è piuttosto indaginoso per il traffico, decisamente più intenso in queste zone di vocazione turistica rispetto alle regioni ed alle cittadine del sud e dell'interno. La giornata è stata piuttosto impegnativa, i chilometri fatti sono stati parecchi, le camere sono più confortevoli della media tunisina e si va a letto volentieri.

SABATO 27 OTTOBRE
Spalancando le finestre al mattino mi accorgo di quanto mi era sfuggito la sera prima nell'oscurità della notte. Siamo in riva al mare, una bella spiaggia e l'acqua liscia come l'olio. Verrebbe voglia di fare il bagno ma ci si limita a qualche selfie. La Tunisia è bella, a buon mercato e il clima stupendo. Peccato che le recenti disavventure penalizzino a tal punto il turismo. Gli alberghi sono semivuoti. In taxi tutto il gruppo, guidato dal Profeta e dal Beduino, si reca a Monastir. La visita del mausoleo di Habib Bourguiba, padre della patria tunisino, è l'occasione per una breve lezione di storia della Tunisia, così legata alla storia recente del nostro paese, da parte del Profeta. Opinioni, a parte qualche scivolata politically correct, largamente condivisibili. Si scatenano quindi gli ultimi acquisti e lo Svizzero si segnala per l'acquisto di quattro cammelli di peluche. Vanno ad aggiungersi al serpente mummificato e agli scorpioni secchi. Mah! Sempre accattivante il mercato del pesce, Fotografie a ruota libera. Tornando in albergo ci aspetta una sorpresa. Sensibilizzati dalle amicizie in alto loco del Beduino, i gestori dell'hotel ci hanno approntato una grande tavolata in riva al mare, dove ci viene servito un ottimo pranzo all'italiana con pastasciutta e orata alla griglia. Datteri e frutta per concludere. Al termine si festeggia, con una magnifica torta, il cinquantacinquesimo genetliaco del Profeta di Motoexplora. Silvia e Giuliano sono i principali organizzatori e gli officianti la cerimonia. Si commuovono. Alla presentazione di un libro di fotografie sulla sua vita (evidente la collaborazione della moglie Gabriella) il nostro si commuove più di loro. Forse rendendosi conto che siamo alla fine di questa bellissima avventura, si commuovono tutti. In un diluvio di lacrime si brinda mentre lo Svizzero si svuota le tasche di tutti i dinari tunisini che gli sono avanzati e li distribuisce a pioggia. Recuperata un minimo di dignità motociclistica, il gruppo di Motoexplora inforca i potenti mezzi accompagnato dall'ultima sentenza del Profeta: “Siete il miglior gruppo che abbia mai avuto”. Permangono dubbi su quante volte lo abbia già detto in precedenza. Giunti a Tunisi, si sbrigano le formalità doganali (questa volta ridotte all'osso), si saluta Hosni che ritorna alla famiglia, spargendo le ultime lacrime, e ci si appresta alla solita lunga e faticosa attesa dell'imbarco. Per rendere snervante gli imbarchi sul traghetto tutto il mondo è paese. Dovrebbero appaltarne l'organizzazione alla Confederazione elvetica che però purtroppo non affaccia sul mare.

DOMENICA-LUNEDI'-MARTEDI'
Tralascio il racconto dei tre giorni di navigazione (uno più del previsto) in balia dei marosi. Incappiamo nella peggiore mareggiata dell'anno e, per chi soffre il mal di mare sono giorni di vera sofferenza. L'aspetto positivo è che si rinsaldano ulteriormente i legami di amicizia all'interno del gruppo. Mi intrattengo in particolare con gli amici di Rapallo e ascolto l'affascinante racconto delle loro molte avventure motociclistiche in giro per il mondo. A loro e alla loro città, così provata dal maltempo va il mio ricordo e la mia solidarietà. Sbarcati finalmente a Civitavecchia salutiamo tutti e raggiungiamo rapidamente la pianura padana senza prendere una goccia d'acqua. E' stato questo il primo viaggio a mia memoria in cui ritorno a casa senza aver mai incontrato la pioggia. Che il rito antisfiga del Profeta funzioni davvero ?
Mario Pasino
disegno mauro
TUNISIA OTTOBRE 2018 Un tè nel deserto - a cura di Mauro Tamagni

Il numero 40 è un cifra che possiede molteplici caratteristiche.
In matematica è un numero pari e perfetto. E’ divisibile per 1,2,4,5,8,10,20,40. E’ pari alla somma di quasi tutti i suoi divisori e possiede molte altre caratteristiche numeriche.
Come dice Wikipedia è legato all’astronomia, alla fisica, alla chimica, alla numismatica.
Non parliamo poi della religione dove il numero 40 è legato molto spesso alla Bibbia. Il diluvio universale durò 40 giorni e altrettante notti. Mosè rimase sul monte Sinai 40 giorni per ricevere i dieci comandamenti. Gesù venne presentato al tempio 40 giorni dopo la sua nascita, e molti altri ancora sono i riferimenti al Nuovo e Vecchio Testamento dove la chiave di durata è il numero predetto.
In letteratura il numero 40 è legato alla famosa fiaba Alì Babà e i quaranta ladroni e proprio da questa novella di origine persiana, inserita nella serie di favole intitolata Mille e una notte, che io ho voluto prendere spunto per il nostro viaggio in Tunisia, partito dal porto di Civitavecchia il 19 ottobre scorso e finito il 30 dello stesso mese.

Quaranta furono appunto i componenti del viaggio motociclistico organizzato da Alì Babà (alias Peppe Pagano di Motoexplora) che composero la carovana che si formò presso il porto di Civitavecchia con destinazione Tunisi.
Come nella fiaba noi eravamo 40 (non ancora per il momento sui cammelli ma distribuiti sulle moto) e ci guidava il nostro Alì Babà, assieme alla guida tunisina Hosni, che nella fiaba potrebbe rappresentare il fratello di Alì.
Alle 21 del giorno seguente sbarcammo a Tunisi dove le guardie del sultano (i poliziotti doganali tunisini), ci massacrarono con un’innumerevole sequela di pastoie burocratiche che riuscimmo a sbrigare solo verso mezzanotte.
Dopo circa un’ora di autostrada arrivammo ad Hammamet in albergo dove una solerte organizzazione ci preparò, malgrado fossero tardissimo, una frugale cena. Il nostro viaggio in terra africana era iniziato.

La prima tappa iniziò la mattina seguente alla volta della moschea di Kairouan, una della più grandi del mondo islamico.
Quello che subito ci colpì fu l’immediato cambio di ambiente rispetto a quello solito europeo. Le tradizioni arabe ci presero immediatamente calandoci in un mondo arcaico dove il modo di vivere e di comportarsi sono, malgrado poche miglia marine ci dividano, nettamente diverse.
Come se il nostro Alì Babà avesse pronunciato la parola magica “apriti sesamo”… si aprì la porta del tesoro di questo misterioso paese pieno di contraddizioni e noi restammo abbagliati da tanta ricchezza.
Siamo soliti pensare che l’opulenza economica sia il pilastro sul quale si fonda la felicità delle persone, ma a mano a mano che il nostro viaggio si spostava verso il sud della Tunisia nei villaggi più sperduti, mi rendevo conto che i nostri valori sono effimeri e frutto della nostra civiltà consumistica. Certo il corteo di 29 grosse moto in fila indiana per le vie del paese africano era un notevole spettacolo, ma i visi dei ragazzi che ci salutavano e battevano le mani erano autentici.

Malgrado la povertà dei luoghi e delle persone fosse palpabile, i visi della gente sembravano allegri, creando un’ala di folla che ci salutava calorosamente.

Era un po’ come noi negli anni Sessanta che vedevamo volare i primi elicotteri e restavamo a fissare il cielo con gli occhi sgranati. Così i tunisini salutavano il nostro passaggio con segni di gioia e di ammirazione.

La moschea di Kairouan fu tra le prime perle che trovammo nel tesoro. Ci accompagnò nella visita del luogo sacro un amico del nostro tour leader che dopo averci fatto da cicerone ci invitò tutti a casa sua a pranzo. Fummo così deliziati dalla maestria culinaria della moglie che ci introdusse alla tipica cucina tunisina davvero molto varia e gustosa.
Il pranzo era stato chiaramente concordato prima anche perché impossibile imbastire al volo una tavolata di 42 persone senza una “lampada magica”.
Dopo pranzo ci rimettemmo in sella per l’antica città romana di Sbeitla per ammirare i ruderi di tale sito davvero ben conservati.
All’arrivo presso l’Hotel dell’omonima città fummo accolti da una serie di suonatori beduini che, in costume locale, ci deliziarono tutta sera con le loro musiche e danze tribali, suonate solo con tamburi e con uno strumento tipico tunisino simile alle nostre ciaramelle.
Il quarto giorno lasciammo gradualmente le campagne coltivate per immergerci sempre di più nel cuore di questa terra d’Africa sempre più desertica e sempre più affascinante.
Pranzammo presso un’oasi di montagna in uno scenario davvero irreale, costituito da un palmeto attraversato da un fresco torrente in contrasto con l’incipiente deserto circostante.
Dopo pranzo percorremmo la famosa pista di Rommel che durante la seconda guerra mondiale tracciò un passaggio dall’Algeria neutrale alla Libia per combattere gli alleati. Un tramonto di fuoco sul deserto di pietra fu l’ennesimo gioiello che trovammo nella nostra ricerca del tesoro tunisino.

Arrivammo in serata a Tozeur.
In un clima davvero surreale ci inoltrammo il giorno seguente alla scoperta della grande duna di sabbia, location del film Guerre stellari, ma la vera perla fu la percorrenza della strada che costeggia il confine algerino e il lago salato Chot el jarid.
La nostra cavalcata si fermò a Zahafrane per il pranzo e li toccammo con mano quelle perle di umanità che sono il vero valore del paese magrebino.
La moglie, i figli e i parenti della nostra guida Hosni, con la partecipazione dell’intero paese ci accolsero per farci festa e donarci con grande umanità tutto ciò che avevano: allestirono una tenda beduina all’interno di un grande palmeto da datteri e li mangiammo i loro piatti tipici, fatti di poche cose ma molto gustose.

La semplicità e la spontaneità delle persone furono l’ennesimo gioiello che ci arricchì, per poi finire la serata a Douz con lo spettacolo di cavalieri e cavalli ammaestrati sullo sfondo del Sahara.

La mattina seguente andammo alla scoperta del mercato di Douz, dove praticamente tutti ci calammo nella parte di beduini, assecondando gli usi e costumi locali e preparandoci per la passeggiata a dorso di cammello programmata per la serata.
Verso il tardo pomeriggio ci recammo a piedi all’appuntamento con i cammellieri che ci avrebbero portato in un’oasi nel deserto sul dorso dei loro animali.
Per un occidentale che al massimo ha cavalcato un cavallo oltre che alla propria moto, l’esperienza della “nave del deserto” è sicuramente unica. Questi altissimi animali hanno un’andatura caracollante che poco si presta alle nostre abitudini, ma per una volta è stato davvero divertente.
Arrivammo dopo circa due ore in un’oasi dove ci era stata preparata una cena beduina e quando il sole scese dietro le dune in un tramonto di fuoco, si alternò ad una luna piena di dimensioni da cartolina.
Era l’ennesimo diadema di pietre preziose che vedevamo, accompagnato da una cascata di stelle brillantissime.
Una serie di grossi fuoristrada ci riportò in albergo a notte inoltrata, stanchi ma contenti.
Tataouine fu la meta del giorno seguente che raggiungemmo attraversando un pezzo di deserto del Sahara per raggiungere, prima di arrivare in albergo, una serie di siti fantastici. Tali tesori furono il sito dei Sette dormienti e un villaggio abbandonato situato su una vista incredibile prospiciente il deserto di pietra.

Una lunga cavalcata fino alla città turistica balneare di Monastir fu il penultimo giorno che trascorremmo in Tunisia.
Ancora una volta toccai con mano quanta umanità scaturiva da questo popolo magrebino. Durante una sosta di trasferimento parcheggiammo nel piazzale di una scuola e in un attimo fummo assaliti da una folla festante di studenti che ci chiedevano di farsi fotografare sulle nostre moto, mentre i loro visi brillavano di gioia ed ammirazione per i nostri cavalli meccanici.
L’ultimo giorno lo dedicammo a visitare il grande mausoleo del padre della Tunisia moderna Bourguiba e il centro della cittadina balneare davvero moto caratteristico.

Verso l’imbrunire ci recammo al porto di Tunisi dove le “guardie del sultano” (i poliziotti di dogana), ci obbligarono alle solite prassi burocratiche.
Come se fosse stata pronunciata la parola magica “chiuditi sesamo” si chiuse così lo scrigno del tesoro della terra di Tunisia e tornammo nella nostra Europa così diversa.

Non so se sarò stato infettato dalla febbre dell’Africa o sarà stata solo una indisposizione passeggera, ma certo quello che abbiamo visto è stato come ammirare i tesori all’interno della caverna di Alì Babà.

Siamo troppo abituati a classificare le ricchezze in moneta la quale ci crea stati di ansia e stress. Il nostro mondo occidentale è fatto di consumismo esasperato al quale purtroppo non sappiamo e non possiamo rinunciare, ma la vita è anche altro e se potessimo attingere un po’ a quella filosofia forse ci ricorderemmo che una volta anche noi eravamo così ed eravamo felici ugualmente.

Ringrazio per lo spettacolare tour Peppe Pagano (alias Alì Babà) e la nostra guida tunisina Hosni, che hanno preparato il giro con la supervisione delle forze dell’ordine locale sempre presenti e di tutti supporti logistici organizzati da MOTOEXPLORA.
Mauro Tamagni